La grave situazione in cui versa la strada che collega Belmonte Mezzagno e Misilmeri

Nicola Scardina
da Nicola Scardina
7 Minuti di lettura

Si sblocca l’iter per l’aggiudicazione dei lavori per mettere in sicurezza la strada provinciale 37

La strada provinciale 37 è chiusa dal novembre dell’anno scorso, a causa della frana nel paramassi tra Gibilrossa e Ciaculli

Si sblocca l’iter burocratico per l’aggiudicazione dei lavori necessari alla messa in sicurezza della strada provinciale 37, chiusa dal 1 novembre del 2021 a causa della frana verificata nello stesso giorno nel paramassi tra Gibilrossa (frazione collinare sita tra i comuni di Misilmeri e di Belmonte Mezzagno) e Ciaculli (borgata di campagna di Palermo).

L’annuncio proviene dal sindaco di Belmonte Mezzagno, Maurizio Milone, in seguito alla manifestazione di protesta avvenuta il 31 agosto, nel comune alle porte di Palermo, nel corso della quale si è fatto il punto della situazione sulle azioni da intraprendere per la riapertura della strada provinciale che collega Belmonte Mezzagno con Misilmeri.

Una situazione molto grave che dura oramai da 10 mesi, che ha causato notevoli disagi ai pendolari che per arrivare a Palermo da Belmonte Mezzagno devono virare su Misilmeri, e poi scegliere se proseguire attraverso Portella di Mare e Villabate, o dalla Palermo-Agrigento.

Ad essere in crisi sono anche gli agricoltori che posseggono terreni vicino alla galleria del paramassi, rimasta chiusa dal novembre dell’anno scorso.

A completare il quadro della situazione vi è il degrado in cui versa il tratto della strada provinciale 37 nei pressi della galleria paramassi di Gibilrossa, che è stato trasformato in un deposito per carcasse d’auto.

A denunciare lo stato di degrado in cui è piombato quel tratto di strada è il Comitato Nuova Alba Piano Stoppa e Gibilrossa con un video pubblicato su Facebook, che circola in rete dal 12 agosto.

Per lo svolgimento dei lavori necessari a rimettere in sicurezza la strada interrotta dalla frana è previsto lo stanziamento di un fondo di 6 milioni di euro.

Le lungaggini burocratiche per i lavori di consolidamento del costone roccioso

Nello scorso mese di febbraio la Città metropolitana di Palermo per sbloccare la situazione aveva assegnato due incarichi: uno per definire le modalità, le tempistiche, e gli importi per il consolidamento del costone roccioso; l’altro per programmare le opere sulla galleria di Gibilrossa, dopo la frana dello scorso novembre.

Il progetto per definire le modalità, le tempistiche, e gli importi per il consolidamento del costone roccioso è stato assegnato all’ingegnere Fabio Cafiso, mentre ad occuparsi del progetto per le opere in galleria è l’ingegnere Ivan Torretta.

Nel corso di indagini eseguite con i droni, l’Ing. Cafiso aveva previsto di avere pronta la prima consulenza, entro la fine di marzo, in cui si definisce la progettazione definitiva per gli interventi di consolidamento del costone roccioso; una fase che obbligatoriamente deve essere preliminare rispetto all’arrivo delle maestranze per consentire lo svolgimento in sicurezza delle opere.

Il progetto ideato dall’Ing. Cafiso venne poi trasmesso all’Assessorato Regionale al Territorio per ottenere da quest ultimo i pareri necessari per l’approvazione, ma il dipartimento regionale tecnico l’ha restituito senza parere, perché mancava il versamento di 2.000 euro, quale quota per l’esame del progetto.

Una quota che, secondo il sindaco di Belmonte Mezzagno, doveva versare la Città Metropolitana di Palermo, affinché il progetto possa essere trasmesso al soggetto attuatore per il contrasto del dissesto idrogeologico (nella persona di Maurizio Croce, braccio operativo dell’Ufficio del commissario contro il dissesto idrogeologico in Sicilia, ruolo invece ricoperto dal Presidente della Regione Siciliana) e sottoporlo quindi all’approvazione della Giunta Regionale.

Con le dimissioni del Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci avvenute il 4 agosto, si sono allungate le tempistiche burocratiche, allontanando quindi le certezze sulla copertura finanziaria del progetto presentato dall’Ing. Cafiso.

Un tenue spiraglio di luce è emerso negli ultimi giorni: da un parere espresso dall’ingegnere Claudio Tascone, Funzionario tecnico della Città Metropolitana di Palermo, nominato responsabile unico del procedimento per il progetto definitivo redatto dall’ingegnere Fabio Cafiso, è emerso che la competenza del parere di valutazione di incidenza ambientale è del Comune di Palermo; e che di conseguenza non è più necessario, ritrasmettere tale parere all’assessorato regionale territorio e ambiente, ed effettuare il versamento di 2.000 euro per l’esame del progetto.

L’area della pianificazione urbanistica ha rilasciato il parere di conformità urbanistica.

L’ingegnere Fabio Cafiso ha predisposto la relazione per la procedura di valutazione di incidenza ambientale per gli interventi sul tratto della strada provinciale 37, chiuso al traffico.

La Città Metropolitana di Palermo, si sta apprestando a trasmettere la documentazione richiesta alla dottoressa Giuseppina Liuzzo, dell’unità operativa valutazione ambientale strategica, del Comune di Palermo, per il rilascio della VincA (Valutazione di Incidenza Ambientale).

Dopo il rilascio del parere, il progetto potrà essere trasmesso a Maurizio Croce, soggetto attuatore, per l’espletamento delle procedure relative alla realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, e per l’individuazione delle fonti di finanziamento, il quale lo trasmetterà al governo regionale, per lo stanziamento delle somme necessarie per la realizzazione dell’opera.

Dopo questi ultimi passaggi previsti dall’iter burocratico, tuttavia si è lontani all’aggiudicazione dei lavori.

L’ingegnere Fabio Cafiso, nel progetto definitivo, ha previsto che l’opera necessaria al consolidamento del costone roccioso, si potrà realizzare entro un anno, dall’appalto.

L’amministrazione Comunale di Belmonte Mezzagno nel frattempo continuerà a sollecitare anche, la progettazione, affidata all’Ingegnere Ivan Torretta, per la messa in sicurezza della galleria danneggiata dalla caduta massi dell’anno scorso, che comprende la rimozione dei detriti staccatesi dalla montagna, e i cui costi previsti di attuazione ammonterebbero a circa 3.600.000 euro.

Nicola Scardina

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