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Venti intossicati a Bagheria dopo aver mangiato alalunga

 

Una cena finita male per venti persone, accomunate non da legami di parentela ma da un unico denominatore: l’alalunga messa in tavola. Appartenenti a nuclei familiari diversi, hanno cominciato a star male nelle stesse ore, presentandosi alla Guardia medica e al Punto di primo intervento di Bagheria con un quadro sintomatologico sovrapponibile. Eruzioni cutanee accompagnate da prurito e bruciore, nausea, vomito, diarrea e battito cardiaco accelerato: segnali che, ripetuti su così tante persone nello stesso arco temporale, hanno fatto subito pensare a un’intossicazione alimentare legata al pesce, con ogni probabilità conservato in cattive condizioni.

Il filo conduttore, secondo quanto riferito dagli stessi cittadini, porta ad alcune pescherie e ad ambulanti di Bagheria e Casteldaccia, dove l’alalunga sarebbe stata acquistata prima di finire nei piatti. A dare il via alla macchina degli accertamenti sono stati i medici della Guardia medica di Bagheria, che hanno denunciato il caso ai carabinieri. La risposta è stata immediata: già nella notte gli operatori del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Palermo si sono attivati per avviare l’indagine epidemiologica, quella ricostruzione a ritroso che serve a stabilire cosa è accaduto e come.

Gli accertamenti hanno toccato più strutture sanitarie del territorio. Verifiche e accessi sono stati disposti presso la Guardia medica di Bagheria, il Pte, il Pronto Soccorso dell’Ospedale Buccheri La Ferla e il Policlinico, con l’obiettivo di raccogliere tutte le informazioni utili a inquadrare i singoli casi e a comporre il puzzle complessivo. Nell’inchiesta è stato coinvolto anche il dipartimento veterinario dell’Asp, chiamato a svolgere gli approfondimenti di propria competenza per risalire all’origine dell’episodio e confermare il nesso tra il malessere dei cittadini e il consumo del pesce indicato.

Restano da definire la provenienza esatta del prodotto e le condizioni in cui è stato trattato lungo la filiera, dal banco di vendita alla tavola. Sono gli interrogativi a cui l’indagine, ancora in pieno svolgimento, dovrà fornire una risposta.

Nata nel cuore pulsante della Sicilia, Simona Di Salvo, 32 anni, si sta rapidamente affermando come una delle voci più promettenti del giornalismo locale nel vibrante territorio che si estende da Bagheria fino a Cefalù, conosciuto come la Costa d'Oro della provincia di Palermo. Con una penna acuta e un'innata curiosità, Simona collabora attivamente con la rete di magazine e quotidiani Media Post Network, portando alla luce storie, cronache e approfondimenti che toccano l'anima di questa affascinante area.

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