Palermo. Seconda in Sicilia per ecomafia

Marina Carone
da Marina Carone
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Ecomafia. Campania, Puglia, Calabria e Sicilia sono le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa che subiscono il maggiore impatto di ecocriminalità e corruzione, osserva Legambiente. Spiegando, che in questi territori si concentra il 43,8% dei reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto. Il 33,2% degli illeciti amministrativi e il 51,3% delle inchieste per corruzione ambientale sul totale nazionale.  Da segnalare, la “performance” della provincia di Messina, assente dalla classifica dello scorso anno e che si colloca al quinto posto. Subito dopo Salerno, con 798 reati ambientali accertati.

La provincia di Palermo invece, è seconda in Sicilia per numero di reati contestati, pari a 458.

I dati complessivi nazionali sull’ecomafia

Mentre, il dato complessivo nazionale, dopo alcuni anni sempre in crescita registra una flessione dei numeri della criminalità ambientale rispetto al 2020, la Sicilia purtroppo rimane sempre ai primi posti in Italia.
Insieme alla Campania, alla Puglia e alla Calabria, sia per numero di reati commessi, sia per quanto riguarda il numero di denunce e di arresti.
Lo dice Giuseppe Alfieri, presidente di Legambiente Sicilia. Commentando il nuovo report Ecomafia 2022, realizzato da Legambiente con il sostegno di NOVAMONT e edito da Edizioni Ambiente.
Uno dei dati nazionali in netta crescita rispetto all’ultimo Rapporto, soprattutto per quanto riguarda la Sicilia, è purtroppo quello degli incendi. Che, devastano i nostri territori e contribuiscono alla perdita di biodiversità delle nostre aree naturali, causando anche tragedie insopportabili come quella avvenuta a Linguaglossa.
Questa tragedia è costata la vita ai due poveri piloti del canadair impegnato nello spegnimento, spiega il presidente.
“Proprio dal tema degli incendi partiremo nelle prossime settimane lanciando una nostra campagna dedicata, oltre a proseguire il lavoro di sempre dedicato al contrasto alle illegalità ambientali ed alla formazione ed educazione ambientale”, annuncia.

La classifica del ciclo illegale

 Il ciclo illegale del cemento guida nel 2021, la “classifica” delle filiere degli illeciti ambientali.

Con 9.490 reati (31% del totale), seguito da quello dei rifiuti (8.473) che registra anche il maggior numero di arresti, 287, (+25,9% rispetto al 2020) e di sequestri (3.745, con +15%) e dai reati contro la fauna (6.215).

Ecomafia

Legambiente, pesa corruzione. Sono stati 59.268 gli illeciti amministrativi nel 2021, monitorati per la prima volta, con una media di 162 al giorno, 6,7 ogni ora. A pesare la mano della corruzione. Lo afferma Legambiente nel rapporto Ecomafia 2022 in cui si spiega che sono state 115 le inchieste censite dal 16 settembre 2021 al 31 luglio 2022, con 664 persone arrestate, 709 persone denunciate e 199 sequestri. Sono stati 14 i comuni sciolti per mafia nel 2021 e sette nel 2022, a cui vanno aggiunti i più recenti Anzio e Nettuno. Sono diminuiti nel 2021 i reati contro l’ambiente (-12,3% sul 2020) ma non sono andati sotto i 30mila illeciti (accertati 30.590), registrando una media di quasi 84 reati al giorno, circa 3,5 ogni ora. Lo denuncia Legambiente nel rapporto Ecomafia 2022 da cui emerge che crescono invece gli arresti a 368 (+11,9% sul 2020).

Rapporto Ecomafia

E’ quanto emerge dal rapporto Ecomafia 2022 di Legambiente, secondo cui l’anno scorso c’è stata una impennata dei reati contro il patrimonio boschivo.  5.385 tra incendi colposi, dolosi e generici (+27,2%).

Con una superficie colpita dalle fiamme di oltre 159.000 ettari (+154,8% sul 2020). E contro il patrimonio culturale con l’aumento dei furti di opere d’arte, che arrivano a quota 603 (+20,4%).

Le inchieste contro i traffici illeciti di rifiuti monitorate da Legambiente nel 2021 sono state 38, contro le 27 dell’anno precedente, mentre nei primi sette mesi di quest’anno sono state 17. I quantitativi di rifiuti sequestrati superano i 2,3 milioni di tonnellate, l’equivalente di 94.537 tir: messi su strada, uno dietro l’altro, formerebbero un serpentone di 1.286 chilometri, che da Reggio Calabria potrebbe spingersi al confine con la Svizzera.

Legambiente segnala i 640.195 controlli eseguiti nel settore agroalimentare. E il fatto che tra i nuovi interessi delle ecomafie c’è il traffico illecito degli oli vegetali esausti. Il Conoe stima che 15mila tonnellate all’anno sfuggano alla raccolta e al trattamento dei certificati dei consorzi.

Dal sud al Nord

Come abbiamo appena citato, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia sono le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Con quasi il 44% dei reati ,ma diamo un’occhiata al nord.

Tra le regioni del Nord, la Lombardia si conferma quella con il maggior numero di illeciti ambientali (1.821 reati, pari al 6% del totale nazionale e 33 arresti). Crescono i reati accertati in Liguria, ben 1.228, che scala cinque posizioni, arrivando al nono posto.

A livello provinciale, Roma, con 1.196 illeciti ambientali, scalza nel 2021 dalla prima posizione Napoli (1.058), che viene superata di misura anche da quella di Cosenza (1.060). A livello provinciale appunto, Roma è prima per ecoreati. Bottino d’oro per gli ecomafiosi che nel 2021 hanno fatturato 8,8 miliardi di euro.

L’anno scorso le forze dell’ordine hanno applicato per 878 volte i delitti contro l’ambiente (legge 68/2015). Sono stati 292 i beni posti sotto sequestro per un valore complessivo di oltre 227 milioni di euro.

Il delitto in assoluto più contestato è quello di inquinamento ambientale, con 445 procedimenti penali, ma il maggior numero di ordinanze di custodia cautelare è scattato per l’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, con 497 provvedimenti.

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