Palermo, condannate 27 persone vicine al boss Matteo Messina Denaro

Nicola Scardina
da Nicola Scardina
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Il GUP di Palermo ha inflitto condanne a 27 persone vicine al boss Matteo Messina Denaro, applicando pene di reclusione per la durata complessiva di oltre 2 secoli di carcere a boss, gregari, estortori e favoreggiatori dell’ex super latitante deceduto lo scorso settembre. Nessuno degli imputati è stato assolto.

Il processo, istituito dal PM della DDA Piero Padova e celebrato in abbreviato, riguardava i clan mafiosi di Campobello di Mazara, paese in cui si è nascosto il padrino negli ultimi anni di latitanza, Marsala e Mazara del Vallo.

Tra gli imputati vi era l’imprenditore Francesco Luppino che è stato condannato a 20 anni di carcere. Le intercettazioni hanno rivelato che proprio lui aveva aveva ricevuto dal boss latitante la delega alle nomine dei reggenti dei mandamenti, ma anche della gestione degli appalti e degli affari.

Nel corso dell’inchiesta Luppino svelò anche che i clan controllavano alcune aste giudiziarie.

Un’altra figura chiave del processo è rappresentata da Marco Buffa, che, prima dell’arresto di Messina Denaro, avrebbe messo in giro la voce che il capomafia era morto.

A Buffa è stata inflitta una pena detentiva di 11 anni e 4 mesi. A metterlo in guardia dal rivelare informazioni sul boss era stato Piero Di Natale, condannato oggi a 16 anni.

«Non parlare in giro di questo fatto che hai detto tu che è morto…» – diceva Di Natale non sapendo di essere intercettato.

Di seguito le pene inflitte agli altri imputati: 4 anni e 4 mesi a Paolo Bonanno, 6 anni a Leonardo Casano, 18 ad Antonino Cuttone, 9 anni e 4 mesi a Vito Gaiazzo, 4 anni e 4 mesi a Girolamo Causi, 4 anni e 4 mesi a Jonathan Lucchese, 4 Anni e 4 mesi a Marco Manzo, 5 anni e 4 mesi ad Antonino Nastasi, 8 anni e 8 mesi ad Antonino Pace, 6 anni e 4 mesi a Vincenzo Pisciotta, 5 anni a Giuseppe Prinzivalli, 5 anni a Francesco Pulizzi, 12 anni ad Antonino Raia, 20 anni a Francesco Raia, 8 anni e 8 mesi a Tiziana Rallo, 4 anni e 4 mesi a Vito Rallo, 6 anni a Vincenzo Rallo, 6 anni e 8 mesi a Carmelo Salerno, 5 anni e 8 mesi a Giuseppe Salerno, 5 anni e 4 mesi a Giuseppe Speciale, 18 anni a Vincenzo Spezia, 4 anni e 4 mesi a Francesco Stallone, 4 anni e 2 mesi a Rosario Stallone, 6 a Michele Vitale.

Il GUP ha, inoltre, condannato gli imputati a risarcire i soggetti che al processo si sono costituiti come parte civile: il Comune di Campobello di Mazara, l’associazione antiracket Alcamese Stellino, l’associazione antiracket di Trapani, Codici Sicilia, Codici onlus, il centro studi Pio La Torre e il Comune di Castelvetrano.

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