Frecciabianca. Chi va piano va sano e va lontano

Claudia Rizzo
da Claudia Rizzo
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Oggi alle 7.08 é partito il primo Frecciabianca dalla stazione di Palermo, dopo l’inaugurazione dei giorni scorsi in pompa magna, con tanto di taglio di nastro a Catania alla presenza dell’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi, e del sottosegretario ai Trasporti del M5s, il siciliano Giancarlo Cancelleri.

«Per la prima volta una Freccia di Trenitalia percorrerà i binari siciliani, da Palermo a Messina via Caltanissetta, Enna e Catania, collegando l’Isola con il sistema dell’Alta Velocità» recita trionfante l’annuncio sul sito di FS.

Con una notizia data così sembra quasi che il problema degli spostamenti nella nostra isola sia definitivamente superato. Finalmente una freccia non solo di nome ma anche di fatto?

Assolutamente no. Perché per raggiungere Catania da Palermo ci vorranno le stesse ore che si impiegano oggi con un Regionale Veloce e i costi continueranno a essere maggiori rispetto a un pullman Sais che permette di arrivare nella città etnea in poco più di due ore e mezza.

Oltre il danno la beffa, quindi. Tanto che non si è fatta attendere la risposta dei siciliani che sui social, con un misto di ironia e rabbia, in questi giorni si sono scatenati, sentendosi presi in giro ancora una volta da una politica che spaccia come un traguardo importante ciò che nelle altre Regioni è stato perfino messo in soffitta da tempo.

«Una bella trovata elettorale che non porta niente di nuovo nell’Isola. Il trenino dipinto di bianco collegherà Palermo con Catania in 3 ore e 7 minuti a un costo di 19.90€, mentre un Regionale Veloce impiega già 3 ore e 9 minuti o addirittura anche 3 ore e 5 minuti a un costo di 14.90€. Sulla tratta Palermo – Messina il paradosso: il Frecciabianca impiega 4 ore e 15 minuti conto le 2 ore e 52 minuti di un semplice Regionale!! Orari e prezzi ovviamente sono disponibili sul sito di Trenitalia. Bella l’alta velocità made in Sicily» – scrive qualcuno.

«Comunque io Messina – Palermo l’ho sempre fatta in 2 ore e 44 con il regionale o 3 ore e 10 con Intercity. Non capisco come sia possibile che la Frecciabianca ci impieghi 4 ore e 15. Chiù paghi chiù dura u viaggiu?!» – commenta qualcun altro.

«È giusto: bisogna dare un futuro a questa terra maledetta. Anche perché il presente non ci basta per arrivare a Catania» – dichiara sarcastico un altro utente su Facebook.

Non solo cittadini, però. Anche la politica non rimane a guardare in silenzio le foto di chi, sorridente accanto al Frecciabianca, inaugura l’inizio di una storia che in Sicilia sembra già vista e rivista, trita e ritrita.

E così il presidente della Commissione Antimafia in una puntata di Casa Minutella dichiara senza mezzi termini: «È una fregatura. Da presidente della Regione o da assessore ai trasporti avrei detto: inauguratevelo da soli il treno veloce Frecciabianca, che ci sta tre ore e un quarto per collegare Palermo e Catania».

Effettivamente, guardando le tratte, gli orari e i costi, una domanda sorge spontanea: per quale motivo hanno tagliato il nastro la scorsa settimana?

«Un servizio» – ci tiene a precisare Giancarlo Cancelleri che, sapendo di non poter parlare di evento rivoluzionario durante l’inaugurazione, sposta l’attenzione sui tempi di percorrenza da Catania a Roma che, grazie agli incastri di orari con i traghetti, saranno minori.

D’altronde, non poteva essere diversamente dato che il binario unico di cui è provvista gran parte dell’isola non può materialmente permettere ai treni di essere veloci come l’annuncio dato in pompa magna avrebbe fatto credere ai più.

«È soltanto il primo gradino di una scala che cominciamo a salire, però la saliamo consapevoli di andare verso la direzione di un diritto che finalmente si sta cominciando ad affermare» – aggiunge il sottosegretario.

Un diritto che probabilmente guarderemo dal finestrino mentre, di ora in ora, proveremo a raggiungere le nostre agognate mete. Considerando, infatti, che ci sono voluti decenni per ottenere delle «coincidenze garantite», chissà quanto impiegheremo per poter avere delle linee ferroviarie e dei treni degni di questo nome.

Insomma, qualcuno sosteneva che «chi va piano va sano e va lontano». E in Sicilia, non c’è che dire, mai detto fu più azzeccato di così.

Claudia Rizzo – Palermo Post

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