Carini. Ecco il nuovo consiglio comunale

Carini volta pagina, dopo più di dieci anni torna al centrodestra e per la prima volta nella sua storia, il Comune sarà guidato da una donna: Rossella Covello, eletta sindaca al termine di una tornata elettorale che ha ridisegnato gli equilibri politici della cittadina del Palermitano. Con lei, in aula consiliare, siederà un’assemblea dai contorni netti, con una maggioranza di centrodestra ampia e un’opposizione frammentata ma agguerrita.
Sui banchi della minoranza guida il fronte Valeria Gambino, candidata sindaca arrivata seconda alle urne. Con lei il Sindaco uscente Giovi Monteleone e Marco Guerriero (Partito Democratico), Fabio Taormina e Giuseppe Marcianò (Carini Oltre), Francesco Palazzolo e Bianca Barbera (Il Germoglio) e Calogero Onorato (Con Tutta l’Anima). In posizione autonoma siede invece Giovanni Gallina, eletto nelle file di Sud Chiama Nord.
Il fronte della maggioranza, che sosterrà Covello nei prossimi cinque anni, è composto da Gianfranco Lo Piccolo (Radici e Progresso); Antonino Sgroi e Salvatore Migliore (Cambiamo Carini); Giacomo Amato e Giuseppa Carollo (Grande Carini); Claudio Armetta, Angela Amato, Giuseppe Ciluffo, Norino Sanzone e Gabriella Musso (Forza Italia); Salvatore Genova, Ornella Gelardi e Gaetano Passalacqua (Giovani Idee); Luca Tantino e Mariangela Giammona (Fratelli d’Italia).
Il dato politico più rilevante è il peso di Forza Italia, che con cinque consiglieri eletti si conferma il primo gruppo dell’aula e l’azionista di riferimento della giunta Covello. Un risultato che ridisegna le gerarchie del centrodestra carinese e che colloca gli azzurri come interlocutore obbligato di ogni scelta dell’amministrazione.
Poco meno del 30% del totale, invece le donne elette. Siedono fra i banchi Valeria Gambino, Bianca Barbera, Giuseppa Carollo, Angela Amato, Gabriella Musso, Ornella Gelardi e Mariangela Giammona. Un dato che, paradossalmente, stride con la portata storica del voto: nella città che per la prima volta affida il municipio a una donna, il consiglio comunale resta a maggioranza nettamente maschile. La rivoluzione, insomma, si è fermata a Palazzo di Città.



