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Sempre più bambini ricoverati: “Vaccinarsi è l’unica arma per proteggerli”

Nella Sicilia che è passata in giallo da quasi due settimane, i contagi cominciano a calare. Da una settimana ormai i casi di Covid sono sotto la soglia quotidiana di mille e anche i ricoveri diminuiscono. C’è, però, un dato che preoccupa ed è quello legato ai bambini, che necessitano sempre più di essere ricoverati.

Complice probabilmente la variante Delta, che è molto più contagiosa e anche più difficile da contrastare, il sistema immunitario dei più piccoli inizia a essere messo alla prova. Se a giugno all’ospedale pediatrico Di Cristina di Palermo i ricoverati erano appena tre, a luglio erano già quattordici e da agosto a oggi sono arrivati a 80 in totale.

Un trend che non si arresta e che è necessario non sottovalutare, a maggior ragione in questi giorni di riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, per evitare che il virus continui a circolare liberamente colpendo soprattutto le fasce di soggetti più a rischio e non ancora vaccinate.

Abbiamo chiesto al dottor Salvatore Giordano, infettivologo e direttore facente funzione del reparto di Unità Operativa Malattie Infettive Pediatriche presso l’Ospedale dei bambini Di Cristina fino al 15 settembre, di raccontarci meglio cosa sta accadendo, così da avere qualche informazione in più da chi ogni giorno lavora a stretto contatto con i nostri bimbi e conosce bene l’evolversi dell’epidemia.

Dottor Giordano, qual è la situazione nel vostro reparto?

Dall’inizio della pandemia a oggi abbiamo avuto ricoverati per Covid circa 280 bambini. Fortunatamente sono sopravvissuti tutti eccetto una bambina, che purtroppo è morta, ma quasi il 10% di chi ricoveriamo sviluppa una forma clinicamente impegnativa perché viene colpito dalla Malattia Infiammatoria Sistemica, che può interessare fegato, polmoni, pancreas, cute e altri organi.

Quanti bambini Covid positivi sono ricoverati?

Variano ogni giorno. L’altro giorno ad esempio c’erano quattro bambini in reparto, oggi ne abbiamo soltanto uno: è un numero che oscilla. Di certo l’epidemia c’è ed è in atto.

All’inizio della pandemia sembrava che a essere colpiti fossero più che altro gli adulti. Negli ultimi mesi, invece, stiamo assistendo a un rapido incremento del numero di contagiati anche fra i più piccoli, perché?

Le motivazioni sono varie. Innanzitutto la variante Delta, la più diffusa in Italia, nonostante i sintomi siano gli stessi, è più contagiosa. In secondo luogo, i bambini fanno parte di una categoria di persone non vaccinate. Se quindi il virus continua a circolare, chi lo prende? Chi ha meno di 12 anni perché non può vaccinarsi. Infine, ma questa è un’impressione personale, sembra si sia abbassato il livello di guardia e che le misure precauzionali siano diminuite.

Anche fra i bambini ci sono casi di Long Covid?

Ancora è troppo presto per poterlo dire e in alcuni casi sono troppo piccoli. Continuiamo comunque a seguire e monitorare chi ha avuto complicazioni.

Come possiamo evitare che il numero di bambini contagiati e rivoverati continui ad aumentare?

Con il vaccino, perché è l’unica arma che al momento abbiamo per poter contenere l’epidemia, ed evitando il contatto stretto con gli altri, che ovviamente favorisce il contagio.
Perciò bisogna evitare di baciare un neonato o abbracciare un bambino e fare attenzione a non ridurre le precauzioni in momenti come i battesimi e le feste, in quanto sono le occasioni in cui ci si contagia più facilmente.

Ma al di sotto dei 12 anni non ci si può ancora vaccinare…

Certamente. Però se i genitori e i parenti dei bambini sono vaccinati è molto più difficile la circolazione del virus anche all’interno del nucleo familiare, e questo è fondamentale.

Fra le persone si è diffusa l’idea che non serva vaccinarsi perché ci si può contagiare comunque. È davvero così?

È vero che anche i vaccinati possono infettarsi, ma fra loro e i non vaccinati c’è una differenza sostanziale: i primi, infatti, rimangono infettati per un tempo più breve e possiedono una carica infettante minore. Questo avviene perché l’infezione e la malattia non sono la stessa cosa, ed è bene ricordarlo.

Ecco, proviamo a ricordarlo. Può spiegarci qual è la differenza tra l’infezione e la malattia?

L’infezione è la replicazione del microorganismo nel sito che occupa, in questo caso l’apparato respiratorio, ma senza i sintomi. La malattia, invece, è li microrganismo che si moltiplica e provoca i sintomi. In entrambi i casi si è contagiosi, ma chi è infetto (e non malato) contagia molto meno: questo perché, se ha avuto la malattia o si è vaccinato, le sue difese immuni si attivano immediatamente e si ha l’eliminazione del microrganismo.

Bisogna quindi vaccinarsi per proteggere se stessi e gli altri, bambini compresi?

Assolutamente. Perché il vaccino permette innanzitutto di proteggere le persone più fragili: dagli anziani a coloro che hanno patologie, da chi fa terapie immunosoppressive di vario genere ai bambini con malattie congenite.

E a chi obietta quindi che non ci protegge del tutto cosa risponde?

Dico che nessuna cosa ci protegge del tutto da un’altra, ma serve senz’altro a ridurre. E così facendo, se si riduce la circolazione del virus e si raggiunge la soglia di soggetti immuni del 95%, che per l’OMS è necessaria a ottenere l’immunità di gregge, chi non può vaccinarsi viene protetto dal fatto che il microrganismo non circola più.

Se ci pensa è quello che è accaduto col morbillo. Si ricorda che qualche anno fa c’è stata un’epidemia? È avvenuta perché si è ridotto il numero di persone vaccinate e il virus ha cominciato a circolare nuovamente trovando diverse persone ricettive.

Le persone hanno paura che il vaccino sia stato fatto in tempi troppo brevi e per questo non vogliono vaccinarsi. Cosa ne pensa?

Che sicuramente le persone che si sono vaccinate, se prendono la malattia, non muoiono. Per cui il vaccino, con tutti i suoi punti di criticità, ammesso che ce ne siano, va fatto senza timore.

A quanto pare la casa farmaceutica tedesca Biontech è in procinto di chiedere l’autorizzazione per il vaccino anti-Covid anche per i bambini dai 5 anni agli 11, cosa ne pensa?

Io sono pro vaccino. Se abbiamo un’arma e questa può aiutarci a difendere la collettività, secondo me non ci possono e non ci devono essere dubbi.

Claudia Rizzo – Palermo Post

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