Un’opera dell’artista bagherese Arrigo Musti donata ed esposta all’ONU

Nicola Scardina
da Nicola Scardina
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L’artista bagherese Arrigo Musti ha donato nei giorni scorsi una sua opera pittorica, intitolata: “Legge di Conservazione della Vita”, alle Nazioni Unite, in occasione del 75º Anniversario della Convenzione sul Genocidio.

La cerimonia di commemorazione si è svolta nella giornata dell’8 dicembre a New York, presso la sala dei mandati (Trusteeshep Council Chamber) del Palazzo di Vetro dell’ONU, con l’esposizione dell’opera di Musti.

L’opera di Arrigo Musti, ideata per ricordare la norma del trattato delle Nazioni Unite che istituisce la prevenzione e la condanna dei genocidi e delle norme relative alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, fa così il suo ingresso nella collezione d’arte dell’ONU, in cui sono presenti le opere di altri due importanti artisti italiani: Arnaldo Pomodoro e Giacomo Manzù, le cui sculture sono esposte all’esterno del Palazzo di Vetro.

Il dipinto “Legge di Conservazione della Vita” sarà affisso nell’ufficio del Consigliere Speciale per Genocidi del Segretario Generale Antonio Guterres, e del Sottosegretario Generale Alice Wairimu Nderitu, al 32° piano dell’edificio sede delle Nazioni Unite.

Si tratta di un’opera realizzata quest’anno con vernice spray su lamiera, avente le dimensioni di: 100x100x7 cm.

Arrigo Musti ha desiderato creare, per la ricorrenza storica dell’8 dicembre, la metafora visiva per rendere molto chiaro il concetto della necessità di prevenire e perseguire il crimine di genocidio.

L’opera si basa sul parallelismo con il pendolo di Newton, governato dalla legge della conservazione della quantità di moto e dell’energia.

Se le sfere rimanessero immobili in equilibrio, il mondo sarebbe costretto a subire gli atroci crimini contro l’umanità.

Sembra quindi che un movimento continuo sia necessario per evitarne l’accadimento, con le Nazioni Unite che forniscono la forza trainante di questo movimento.

Anche se, per motivi grafici, è stata identificata solo una sfera del mondo che comprende Europa, Africa e Asia, in realtà non esiste un luogo sicuro nel mondo di fronte alla possibilità che certi crimini possano ripetersi.

Il mare diventa rosso a simboleggiare il sangue versato, e i continenti sono bianchi perché sono metaforicamente svuotati di umanità nei luoghi in cui avvengono questi crimini.

L’artista “gioca” anche a livello tecnico con una superficie estremamente luminosa, quasi riflettente, che consente a ognuno di vedere la propria immagine riflessa.

Di fronte alla propria immagine riflessa, ognuno può fare una riflessione ulteriore e più profonda su queste tragedie purtroppo ancora attuali.

Musti ha voluto chiamare questo stile “Impop” perché la forma seducente è utilizzata per attirare gli spettatori e incoraggiarli a riflettere personalmente su argomenti importanti ma impopolari come il genocidio.

Al seguente link il video dell’evento che è stato trasmesso in diretta su UN Web TV

Links: https://webtv.un.org/en/asset/k1z/k1z63jopz2 .

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