Palermo, l’architettura declinata al femminile

Alla chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani la mostra curata da Nobile, fino al 9 ottobre
Un percorso espositivo che intreccia disegni, stampe e sculture per raccontare come l’architettura sia stata raffigurata, nei secoli, attraverso l’allegoria della donna. È questo il senso di “L’architettura è donna”, la rassegna che l’Instituto Cervantes di Palermo inaugura mercoledì 16 settembre alle 18 nella chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani, in via Argenteria 33.
A firmare la curatela è Marco Rosario Nobile, docente di Architettura all’Università di Palermo, con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti del capoluogo siciliano. L’allestimento porta le firme di Viviana Trapani, Marta Marrone e Rossella Piediscalzi. L’ingresso è gratuito e la visita sarà possibile fino al 9 ottobre, dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 16.15 e il venerdì dalle 9 alle 13.15.
Il punto di partenza sono tre fotografie firmate da Joaquin Bérchez, architetto e fotografo spagnolo. Da quegli scatti Nobile ha costruito un dialogo con opere di sua proprietà, accostando materiali diversi senza un ordine precostituito: le connessioni, spiega, sono emerse man mano, semplicemente mettendo i pezzi uno vicino all’altro.
Nobile osserva che fino a un certo momento storico l’architettura è stata rappresentata come una divinità superiore, e la professione stessa implicava un atto di fede. Di quel mondo lontano, aggiunge, restano oggi solo frammenti, mentre nel frattempo si sono affacciate nuove possibilità. Secondo il curatore, qualcuno un giorno racconterà tutto questo in modo ordinato, lontano dalle retoriche del gergo architettonico e dal culto delle personalità.
In mostra ci sono pezzi di provenienza e autori differenti, tutti europei. Spiccano un’erma rinascimentale di origine francese, una colonnina ionica tardo cinquecentesca di area andalusa e un estipite settecentesco, probabilmente galiziano, legato alla tradizione dell’intaglio ligneo nella retablistica iberica. Completano il percorso opere di artisti contemporanei, che accompagnano gli scatti di Bérchez in una lettura poetica di forme astratte, colte nel movimento o in posizione ieratica, sempre in rapporto con l’architettura e con l’atto del progettare.
Lo sguardo di Bérchez unisce la passione dello storico a una vena di rimpianto e a una certa tensione sotterranea. L’esposizione non punta però al puro piacere estetico: l’intento è suggerire che quei frammenti, a distanza di secoli, continuano a parlare ai contemporanei, e che la metafora femminile resti, sul piano concettuale e formale, indiscutibile.



