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Carcere, Mogol al Malaspina di Palermo incontra i giovani detenuti

Mogol al carcere Malaspina di Palermo. Proprio così, un pomeriggio speciale per i detenuti nell’istituto penitenziario per minori, che hanno accolto l’ospite d’eccezione facendo trasparire non poca emozione.

Il famoso paroliere, un tempo in sodalizio artistico con Lucio Battisti, si è intrattenuto con i giovani del Malaspina per oltre un’ora e mezza, insieme all’assessore regionale dei Beni culturali Alberto Samonà e la direttrice della struttura Clara Pangaro.

Durante l’incontro, Mogol ha raccontato ai ragazzi il percorso che lo ha portato a diventare uno dei più grandi autori nella storia della musica italiana, soffermandosi sulle scelte fatte fin da bambino e adolescente e che hanno segnato la sua intera esistenza.

Pangaro, di contro, ha illustrato a Mogol il lavoro avviato insieme ai detenuti che, nei mesi scorsi, hanno preso parte al progetto “Dillo con una canzone”, promosso dall’associazione Rock10elode presieduta da Gianni Zichichi, anche lui presente all’incontro insieme al personale che lavora nell’istituto penitenziario fianco a fianco con i giovani.

«L’incontro fra Giulio Mogol e i ragazzi del Malaspina è stato un momento particolarmente toccante e significativo» – sottolinea Samonà – «per le parole adoperate dal maestro che ha incitato i detenuti a credere in se stessi, facendo tesoro degli errori compiuti per migliorarsi e per l’emozione che ha suscitato in ciascuno dei presenti».

Non solo parole, ma anche tanta musica. Proiettato, infatti, il video del brano ‘Fiori dal nulla’, risultato del progetto ‘Musica in libertà’ avviato lo scorso anno, mentre uno dei detenuti ha cantato un brano scritto da lui.

Altri giovani hanno poi letto ad alta voce un mix di testi di grandi successi del duo Battisti/Mogol.

Mogol al Malaspina

EDUCARE AL BELLO IN CARCERE SI PUÒ, E SI DEVE.

Lo dice pure la Costituzione che la pena deve «tendere alla rieducazione del condannato». Ed è con questo spirito che poco tempo fa è nato “Dillo con una canzone”, il progetto finanziato dalla Fondazione Alta Mane e promosso dall’associazione Rock10elode, al termine del quale i ragazzi hanno scritto “Fiori dal nulla”, il brano cantato davanti a Mogol.

Un esempio di come educare al bello, o farlo riscoprire, possa aiutare nel percorso di riabilitazione, facendo diventare la permanenza in carcere un’occasione per fare una riflessione sul proprio passato e, magari, dare un nuovo impulso alla propria vita futura una volta tornati a casa.

Le canzoni e la musica, poi, costituiscono un momento creativo importante per dare voce a quegli stati d’animo, esperienze ed emozioni che, spesso, i giovani detenuti non riescono a tirare fuori attraverso altri canali. Un momento, come dimostra l’incontro con Mogol, che a volte può davvero innescare la prima miccia per cambiare la propria esistenza.

 

Claudia Rizzo – Palermo Post

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