Traffico droga tra Sicilia e Campania, sequestro beni per 1mln euro

Claudia Rizzo
da Claudia Rizzo
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Traffico di Droga. A Palermo la polizia ha effettuato un sequestro di beni per un valore di circa un milione di euro riconducibili a Paolo Di Maggio (38 anni), Paolo Dragotto (62 anni), e Michele Spartico (29 anni),condannati per traffico di droga tra Sicilia e Campania negli anni passati.

Il provvedimento, eseguito dall’Ufficio misure di prevenzione patrimoniali della divisione anticrimine della Questura, riguarda in particolare una società attiva nel settore della panificazione nel capoluogo siciliano, con sede in via Brunelleschi, due beni immobili, tre motocicli, due autovetture, otto conti correnti bancari e un libretto di risparmio.

Il sequestro di beni avviene a seguito delle indagini nell’ambito dell’operazione denominata “Black Smith” e confluita nell’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Palermo nel 2019.

I tre avrebbero, infatti, rivestito ruoli apicali in un’organizzazione criminale attiva tra il 2016 e il 2019 nel traffico di droga, in particolare hashish e cocaina, che venivano importati in Sicilia dalla Campania e successivamente distribuiti lungo l’asse Palermo-Trapani.

Sono stati condannati l’8 marzo 2021: 20 anni di reclusione per Dragotto, 18 anni per Di Maggio e 7 anni per Spartico.

Secondo gli investigatori, Di Maggio e Dragotto rivestivano posizioni apicali all’interno dell’organizzazione criminale, erano loro a dirigerla e a guidarne l’attività. Spartico, invece, sarebbe stata «la persona di fiducia e incensurata a cui intestare le attività commerciali frutto del reinvestimento dei capitali provento dell’attività illecita» e oggi oggetto del sequestro.

E non solo. Perché Spartico avrebbe anche «curato l’organizzazione di alcuni importanti incontri finalizzati all’acquisto della droga con gli emissari provenienti dalla Campania».

L’Ufficio Misure di prevenzione patrimoniali ha condotto, quindi, indagini patrimoniali nei confronti dei tre e dei loro nuclei familiari, costatando un’eccessiva sproporzione tra gli acquisti effettuati e i redditi formalmente percepiti, a conferma dell’utilizzo di risorse finanziarie di natura illecita in attività formalmente lecite.

Claudia Rizzo – Palermo Post

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