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Scuola, è caos: Tar sospende chiusura per Palermo e Agrigento

Il Tar siciliano è nel caos: ha sospeso le ordinanze di chiusura delle scuole per Palermo e Agrigento, senza mettere ordine. Il sistema scolastico della Sicilia, infatti, ora si ritrova sospeso fra ordinanze di chiusura volute da sindaci e responsabili scolastici e divieti dal Tar di procedere a queste misure. I ragazzi siciliani sono così lasciati a loro stessi, nel dubbio se recarsi a scuola in presenza o meno.

Tar sospende ordine di chiusura a Agrigento e Palermo

Non sono passati che un paio di giorni da quando i sindaci, dopo aver discusso con i dirigenti scolastici, avevano imposto la chiusura delle scuole dal 13 al 16 gennaio per limitare l’aumento dei contagi per Coronavirus. Il Tar regionale, però, presieduto da Salvatore Veneziano, ha cambiato idea. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto il ricorso presentato da alcuni genitori che ritengono illegali questi provvedimenti. In seguito, quindi, ha sospeso le ordinanze emanate dai sindaci di Palermo e Agrigento, Leoluca Orlando e Francesco Miccichè, che chiedevano la didattica a distanza. Per fare fronte a questo cambio di rotta, Veneziano afferma: “la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 è stata ricondotta dalla Corte costituzionale alla competenza esclusiva dello Stato a titolo di profilassi internazionale”. La questione, però, non finisce qui, in quanto il 10 febbraio ci sarà un’udienza collegiale che si occuperà di trattare nel merito questo provvedimento.

La situazione a Palermo: TAR vs DAD

Alla base di questa decisione, c’è una mancata convinzione del legame fra aumento dei contagi di Covid e didattica in presenza. I sindaci siciliani, infatti, avevano optato per la didattica a distanza proprio perché delle analisi riportavano che la maggior parte dei contagiati dal virus fosse in età scolastica, favorendo quindi un grande aumento nella diffusione della malattia. Il Tar, al contrario, evidenzia come questo non sia rilevante né confermato.

“Alcun dato specifico di diffusione della pandemia nella popolazione, scolastica e non, che possa smentire quelli esposti dalla Regione o quelli posti a fondamento della classificazione nazionale del territorio regionale” – fa sapere Veneziano. Il Tar afferma, inoltre che le ordinanze non sarebbero strutturate bene, in quanto non presentano “alcun altro concreto e specifico dato” nel garantire che la DAD possa favorire un limite nella diffusione del contagio.

Secondo Veneziano, infatti, tali ordinanze si limiterebbero a “manifestare un generico timore della possibilità di aggravamento della situazione epidemiologica”, e che “nessuna altra misura cautelativa risulta adottata, al di fuori del campo delle attività scolastiche”.

Il Tar inoltre fa sapere che “la impossibilità di attendere la trattazione dell’istanza in sede collegiale senza che nelle more venga compromesso il diritto fondamentale all’istruzione con modalità idonee a garantire la formazione globale dei minori, tenuto conto della temporaneità della misura comunque in astratto pure prorogabile, integra i presupposti di estrema gravità e urgenza per la concessione della invocata tutela cautelare”.

A questo punto, Veneziano afferma di avere dovuto accogliere l’istanza cautelare arrivata dai genitori contrari alla DAD e sospendere l’ordinanza di Palermo e Agrigento “con l’immediato ripristino delle modalità di prestazione e di fruizione dei servizi educativi, scolastici e didattici così come regolati dalla normativa emergenziale di rango primario”. La legge nazionale, infatti, dispone la didattica a distanza solo in caso di zone rosse e arancioni, e Palermo e Agrigento non lo sono.

Fra caos e cambiamenti idea, a rimetterci è la scuola

Andiamo a guardare più nel dettaglio la situazione attuale. Ci si divide fra chi si sarebbe sentito più al sicuro con i ragazzi e bambini in didattica a distanza e chi invece accoglie con favore la presa di posizione del Tar. I Tribunali Amministrativi Regionale sono organi di giurisdizione amministrativa che hanno la competenza di giudicare i ricorsi proposti avverso atti amministrativi da cittadini privati che si ritengono lesi in un proprio interesse legittimo. I genitori, quindi, che si sono ritenuti lesi e scavalcati dalle ordinanze di sindaci di Palermo di DAD per i propri figli. La motivazione addotta è che mancano dati certi sulla diffusione della pandemia. Agrigento e Palermo, infatti, si sono sentiti più sicuri a procedere comunque alla didattica a distanza mentre altri hanno detto che, in assenza di dati certi, è preferibile che i ragazzi studino comunque in presenza.

A prescindere da DAD sì o no, però, è la scuola a rimetterci. I ragazzi, infatti, sono incerti. In Sicilia, fra corsi, ricorsi, ordinanze create e annullate, attualmente regna la confusione.  Il Tar di Catania, ad esempio, ha sospeso l’efficacia dell’ordinanza del sindaco di Messina, che voleva sospendere la didattica in presenza sino al 23 gennaio. I ragazzi di Messina sono andati a scuola in DAD ieri e oggi sono di nuovo in classe. Fino a quando, non si sa. Quelli di Catania, al contrario, sono a casa fino al 17. I ragazzi di Palermo e Agrigento, ora, torneranno in classe, come quelli di Trapani.

Dovrebbe, però, esserci un’unica linea guida secondo la quale procedere, in maniera unica e chiara. I ragazzi, come genitori, insegnanti e dirigenti scolastici, non possono concentrarsi sull’istruzione perché sono costantemente contesi fra lezioni a distanza o in presenza. E a perdere, in Sicilia, è la scuola.

Silvia Giorgi – Palermo Post

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