Il ponte dell’1 novembre dà una spinta al turismo

Elena Cicardo
da Elena Cicardo
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Doveva essere già bassa stagione e invece, complici le gradevoli temperature, un mare calmo e cristallino e questa estate in pieno autunno, il ponte di Ognissanti dà una spinta ulteriore al turismo.

Le condizioni climatiche hanno infatti permesso agli albergatori di allungare la stagione turistica sino a novembre. Secondo le stime elaborate dal Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo Confesercenti, tra il 28 ottobre e il primo novembre le strutture ricettive italiane dovrebbero registrare 5 milioni di pernottamenti, 1,2 milioni in più rispetto allo scorso anno che scontava ancora alcune limitazioni legate alla pandemia.

Dall’indagine emerge un tasso di occupazione dell’offerta analogo a quello rilevato per lo stesso periodo del 2019, anche se sui portali si rileva il 20% di strutture in meno, probabilmente perché, come osserva Assoturismo, alcune hanno deciso di restare chiuse a causa dell’aumento delle tariffe energetiche che rende poco conveniente l’attività, altre hanno deciso di uscire, almeno per questo ponte, dai portali online e affidarsi solamente alla vendita diretta.

A sostenere il settore sono soprattutto le città d’arte, con un tasso di occupazione delle strutture ricettive che si attesta all’88%, con punte di oltre il 90% nelle principali città italiane. Un notevole movimento di turisti sia italiani che stranieri si dirige, in questo lungo weekend, anche verso i borghi e le aree di interesse paesaggistico, ma anche verso le altre tipologie di turismo.
Per Federturismo sono 7 milioni, in linea con il 2019, gli italiani che si stanno mettendo in viaggio. L’85% rimarrà in Italia trascorrendo in media due notti fuori casa. A confermare il perdurare della ripresa è anche l’associazione degli hotel di Confindustria che rileva come si registri addirittura un aumento del 1% rispetto al dato pre-pandemia.

Palermo, lo dicono i dati dell’aeroporto, sta chiudendo ottobre con un aumento dell’11% di traffico passeggeri rispetto al 2019. Dagli Stati generali del turismo di Chianciano Terme, la prima conferenza programmatica nazionale a cui sta partecipando in questi giorni, si dice soddisfatta e ottimista l’assessora al turismo, sport, impianti sportivi e politiche giovanili del comune di Palermo Sabrina Figuccia.
Nel pomeriggio, il focus della convention è sul turismo enogastronomico ma nel corso delle due giornate gli operatori del settore hanno passato in disamina tutti i tipi di turismo. «Ce ne sono soprattutto alcuni su cui Palermo potrebbe giocare veramente un ruolo importante, – spiega l’assessora Figuccia. – Oltre al turismo enogastronomico in cui abbiamo delle tradizioni note e apprezzate in tutto il mondo, penso al turismo sportivo su cui c’è stato qui un approfondimento anche in relazione a sport meno diffusi e per il quale noi a Palermo abbiamo già calendarizzato un evento legato al golf con la federazione a Villa Airoldi. Ma anche a un’altra fetta di turismo interessante e molto compatibile con la nostra naturale vocazione che è il turismo “open air” e non è più un turismo considerato povero perché è una scelta legata a un modello di viaggio e non a un concetto di risparmio economico. E noi avremmo delle aree proprio dentro la città da dedicare a questo tipo di viaggiatori, come il Parco della Favorita o altre aree che potrebbero essere riqualificate come tutta l’area della Bandita, oggi abbandonata e sulla quale ci sono sempre stati tanti progetto che non si sono mai concretizzati fino a oggi.

E poi – conclude Sabrina Figucia – un ambito che mi ha molto interessato e su cui ho preso molti contatti è stato il cosiddetto “turismo delle radici” che è legato al turismo di ritorno e che riguarda non solo tutte quelle persone che sono emigrate e hanno ancora nel cuore la Sicilia e Palermo, ma anche le persone di seconda o di terza generazione che hanno così tanto sentito parlare della nostra terra dai propri genitori e dai propri nonni che sono spinti dal desiderio di venire per la prima volta. E questo è un mondo molto importante prima di tutto perché è molto esteso e poi perché è un turismo che va alla ricerca delle nostre tradizioni, dei racconti dei nonni e quindi non è un turismo esasperato, mordi e fuggi, ma un turismo molto sostenibile e molto responsabile».

Intanto, però, mentre il settore sta vivendo un periodo di grande rilancio dopo la pandemia, risulta gravemente minacciato da grandi carenze nei trasporti e nelle infrastrutture, oltre che da una mancanza di programmazione a lungo termine.

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