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Zen 2 assediato: scoperte armi e una serra di droga

L’alba su Palermo ha portato con sé il rumore inconfondibile delle pale degli elicotteri e il lampeggiare delle sirene, segnali inequivocabili di un risveglio blindato per uno dei quartieri più complessi della città. Lo Zen 2 è tornato ad essere il teatro di una massiccia operazione di controllo del territorio, una vera e propria manovra a tenaglia condotta dai Carabinieri della Compagnia San Lorenzo. L’obiettivo non era colpire un singolo bersaglio, ma stringere d’assedio l’intero ecosistema dell’illegalità che spesso trasforma i padiglioni di edilizia popolare in fortini inaccessibili allo Stato.

L’operazione ha visto scendere in campo un dispositivo imponente: mentre dal cielo il 9° Nucleo Elicotteri monitorava ogni movimento sui tetti e nelle strade limitrofe, a terra le squadre del Nucleo Operativo e della stazione locale, supportate dai “nasi” infallibili del Nucleo Cinofili di Palermo-Villagrazia, setacciavano palmo a palmo le aree comuni. È proprio negli spazi condivisi di via Rocky Marciano, quei luoghi che dovrebbero appartenere alla collettività e che invece vengono spesso espropriati dalla criminalità, che i militari hanno fatto la scoperta più inquietante. Occultato con perizia tra le intercapedini dei casermoni, è spuntato fuori un arsenale pronto all’uso: una pistola semiautomatica calibro 8, con la matricola abrasa per impedirne il tracciamento e il caricatore già inserito con quattro colpi. Accanto all’arma, un campionario di munizioni di vario calibro, dal 6.36 al potente .38 special, e oltre cinquanta grammi di marijuana. La pistola è stata immediatamente inviata ai laboratori del RIS di Messina: gli esami balistici dovranno svelare se quella canna abbia già fatto fuoco in recenti episodi di sangue che hanno scosso l’area metropolitana.

Spostando il raggio d’azione di pochi isolati, in via Fausto Coppi, l’attività investigativa ha svelato un altro volto del business criminale: quello della produzione in proprio. Dietro la porta di un appartamento che sulla carta risultava disabitato, i Carabinieri si sono trovati di fronte a una scena che aveva ben poco di domestico. Nessun mobile, nessuna traccia di vita quotidiana, ma una sofisticata serra “indoor” per la coltivazione intensiva di cannabis. All’interno della stanza, trasformata in un laboratorio botanico illegale, crescevano rigogliose ben 126 piante, assistite da un impianto tecnologico composto da trenta reattori, ventotto lampade alogene per simulare la luce solare e sistemi di ventilazione forzata. Un investimento ingente per una produzione che prometteva guadagni rapidi sulle piazze di spaccio cittadine.

Ma il “rastrellamento” non si è limitato alle perquisizioni domiciliari. La cintura di sicurezza stretta attorno al quartiere ha permesso di radiografare anche il rispetto delle norme più elementari di convivenza civile. I numeri restituiscono la fotografia di una zona franca dove le regole del Codice della Strada sembrano essere un optional trascurabile: su quasi duecentocinquanta persone identificate, sono state elevate sanzioni per un totale record di circa 48.000 euro. Tra auto senza assicurazione e conducenti indisciplinati, spicca la denuncia a piede libero per un ventenne, sorpreso alla guida senza patente per la seconda volta in due anni. Un bilancio pesante che conferma come, allo Zen, la battaglia per la legalità si combatta metro dopo metro, dal sequestro di una pistola clandestina fino alla semplice imposizione dell’alt a un posto di blocco.

Nata nel cuore pulsante della Sicilia, Simona Di Salvo, 32 anni, si sta rapidamente affermando come una delle voci più promettenti del giornalismo locale nel vibrante territorio che si estende da Bagheria fino a Cefalù, conosciuto come la Costa d'Oro della provincia di Palermo. Con una penna acuta e un'innata curiosità, Simona collabora attivamente con la rete di magazine e quotidiani Media Post Network, portando alla luce storie, cronache e approfondimenti che toccano l'anima di questa affascinante area.

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