Fiume Papireto e le menzogne della regione

Marialessandra Cimò
da Marialessandra Cimò
3 Minuti di lettura

Un violento nubifragio, che si è abbattuto sulla Città di Palermo, avvenuto lo scorso 21 dicembre 2021 ha causato l’esondazione del fiume sotterraneo Papireto nel tratto a valle e in prossimità della piazza Peranni, meglio conosciuta come il Mercato delle Pulci. Con l’ordinanza sindacale 215 del 2021 è stata, così, chiusa alla circolazione stradale la via Papireto nei tratti compresi fra le intersezioni con la via Matteo Bonello e la fine della stessa piazza Peranni, in corrispondenza del bastione sopraelevato che chiude la piazza Papireto. Da quel momento, per evidenti motivi di sicurezza, tale zona è rimasta interdetta alla circolazione stradale e secondo le relazioni della protezione civile comunale: “Una plausibile ostruzione del corso del fiume determina di fatto uno sbarramento al regolare fluire delle acque, che si sarebbero stabilizzate ad una quota compresa fra il metro e i cinquanta centimetri al di sotto del manto stradale della via Papireto, che risulta però superiore alla quota della sottostante via Matteo Bonello, determinando il rischio che fenomeni di imbibizione del terreno possano comportare crolli del muro di contenimento della via Papireto.”
Un eventuale crollo causerebbe notevoli danni diretti e indiretti non soltanto al centro storico della città ma anche ai cittadini. Questi problemi non sono, però, nuovi per tale area che più volte si è ritrovata al centro di tali vicende e l’ultima volta risale al periodo a cavallo fra il 2005 e il 2006. In quell’occasione non soltanto nel momento dell’esondazione si intervenne con pompe idrovore ma successivamente anche con interventi di tipo strutturali per la realizzazione di un “canale scolmatore”. La progettazione e i lavori furono interamente eseguiti dalla Regione poiché di competenza della stessa.
Paradossale è, dunque, notare oggi come il cantiere in prossimità del Papireto è stato fermato.
La Presidenza della Regione, infatti, ha affermato che non esiste un fiume denominato “Papireto” e, dunque, si rifiuta di intervenire per risolvere il problema degli allagamenti nel centro storico di Palermo.
Sono stati così presentati un esposto alla Procura della Repubblica da parte della Presidente  dell’associazione zen insieme e dal Presidente della Prima Circoscrizione, a cui si sono aggiunti diversi cittadini e commercianti della zona, e un’interpellanza parlamentare all’ARS da parte del presidente della commissione regionale antimafia.
I firmatari dell’esposto trasmetteranno alla Procura la copia della Gazzetta Ufficiale dello Stato, in cui il fiume Papireto viene indicato come appartenente alle “acque pubbliche” della provincia di Palermo e una sentenza del tribunale del 2015, in cui a seguito dei danni subiti per gli allagamenti in quella zona la Regione è stata condannata al pagamento del risarcimento ammontante a centinaia di migliaia di euro.

Marialessandra Cimò – Palermo Post

Condividi Articolo
Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.