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Palermo Post > Blog > Cultura > Narrazioni > Santa Caterina e i dolci più buoni di Palermo
Narrazioni

Santa Caterina e i dolci più buoni di Palermo

Elena Cicardo
Ultimo Aggiornamento: 15 Luglio 2025 23:10
Elena Cicardo
Pubblicato 21 Febbraio 2022
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Nubes Formazione

È stato il più ricco monastero femminile di tutta Palermo ed è un vero scrigno di tesori. Santa Caterina d’Alessandria sorge nel cuore del centro storico della città e basta entrare nella chiesa, e dare una rapida occhiata alle stupende decorazioni intorno, per capire che questo posto accoglieva solo le famiglie più nobili e importanti di Palermo che lì dentro mettevano le figlie destinate alla vita monastica.

Erano le figlie dei cosiddetti “Gattopardi”. Quello di Santa Caterina, infatti, era praticamente un monastero di monache principesse che per 250 anni ricevette dalle loro famiglie donazioni ricchissime che ne spiegano l’immenso splendore.

Si tratta di un monastero domenicano e sorse agli inizi del 1300. Nel 1532, per via del crescente numero delle religiose che lo abitavano, venne acquistata dal monastero la chiesa di San Matteo così da ingrandire l’edificio. Nel diciassettesimo secolo il monastero diventa uno dei più importanti della città, sia per ricchezza che per estensione, dal momento che occupava un intero isolato.

Le ultime monache lo hanno lasciato nel 2014. Solo da qualche anno quindi, dopo anni di restauro – ha subito infatti diversi danneggiamenti sia durante i moti del 1848 e del 1860 che durante i bombardamenti del 1943 – è aperto al pubblico ed è finalmente possibile ammirarne l’opulenza degli stucchi, dei marmi e degli affreschi.

La facciata, in stile tardo-rinascimentale, è caratterizzata da due scalinate che accompagnano all’ingresso. L’interno è davvero stupefacente. È formato da un’unica ampia navata centrale in stile barocco con elementi rococò. Praticamente ogni centimetro quadrato è costellato di decorazioni e di intarsi dei marmi più ricercati. A spiccare sono gli altorilievi laterali che raccontano scene della Bibbia, l’altare maggiore, l’altare di destra con la statua di Santa Caterina a opera di Antonio Gagini, gli angeli lignei settecenteschi con vesti in lamina d’argento, l’affresco della volta in cui Filippo Randazzo ha raffigurato il “Trionfo di Santa Caterina” e poi il rilievo che spicca più di tutti per bellezza e tridimensionalità, realizzato con il pregiato marmo chiocciolino, ormai esaurito, che raffigura la vicenda di Giona, uno degli episodi più conosciuti dell’Antico Testamento.

Nel periodo di massimo splendore erano circa 400 le suore che abitavano nel monastero. Erano suore di clausura e l’unico punto di contatto con il mondo civile era una ruota. Da una porta laterale, posta accanto a questa e all’altare maggiore, oggi si può accedere al monastero il cui ingresso era interdetto solo fino a qualche anno fa, cioè finché le ultime monache non lo hanno lasciato.

Varcata quella porta tutto cambia. All’interno del convento, alle ricche decorazioni della chiesa si contrappone la semplicità degli ambienti che devono invitare al silenzio e alla preghiera. Tutto ruota intorno al bellissimo chiostro, l’unico spazio aperto a cui le monache avevano accesso e sul quale di affacciano le celle. Al centro c’è una fontana e, sul piedistallo centrale, una statua raffigurante San Domenico, realizzata da Ignazio Marabitti. La pavimentazione è costituita da straordinarie maioliche e tutto intorno è un trionfo di alberi, piante rigogliose e fiori.

Sarebbe già eccezionale così ma c’è dell’altro. Il monastero di Santa Caterina, infatti, riserva ancora due chicche incredibili. La prima è la sua cupola e salendo fino in cima è possibile godere di una delle viste più spettacolari di Palermo dall’alto. E poi custodisce una pasticceria segreta. Del resto, si sa, le monache sono state le custodi della tradizione dolciaria siciliana per tante generazioni. All’interno del monastero, in particolare, si possono assaggiare i dolci più buoni della città. Oggi vi si accede da una porticina piccola e discreta posta accanto alla scalinata che conduce alla chiesa e quel tripudio di cassate, cannoli, dolcetti di mandorla e frutta martorana vengono ancora preparati seguendo le ricette segrete e antichissime delle monache che vivevano qui.

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