Prima comunità energetica rinnovabile: l’esempio virtuoso sulle Madonie

Elena Cicardo
da Elena Cicardo
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Con la sua piccola ma rilevante rivoluzione sostenibile è diventato un caso di studio, un esempio da seguire per tutto il territorio nazionale. Blufi, piccolo paese di meno di 900 abitanti sul versante sud delle Madonie, in provincia di Palermo, smette di essere considerato un borgo in cui il tempo sembra essersi fermato e diventa un comune virtuoso proiettato verso il futuro.

L’idea alla base è semplice: installare pannelli fotovoltaici sugli immobili comunali. Lo svolgimento è interessante, tanto da aver attirato anche l’attenzione dell’Università di Zurigo, perché l’amministrazione comunale di Blufi, mentre contrasta il caro bollette e contribuisce al benessere del pianeta, pone le basi per la fondazione della prima Comunità Energetica Rinnovabile intercomunale, che coinvolgerà altri cinque comuni delle Madonie: Bompietro, Castellana, Geraci, Petralia Sottana e Petralia Sottana.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono libere associazioni tra enti pubblici, piccole e medie imprese e comuni cittadini che uniscono le proprie forze per dotarsi di impianti per la produzione e l’autoconsumo di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, ottenendo benefici economici, ambientali e sociali. Praticamente producono energia da fonti rinnovabili per il proprio fabbisogno, e quella che resta la vendono alla rete. Ne guadagnano entrambi, sia chi vende che chi acquista.

Il comune di Blufi, con Enel X, ha realizzato tre impianti fotovoltaici di ultima generazione su tre scuole: una scuola elementare, una scuola materna e una scuola dismessa in una frazione, Ferrarello, per una potenza complessiva di 64 kWp, a cui se ne aggiungeranno non appena possibile altri, realizzati da soggetti pubblici o privati.

«Lo abbiamo fatto soprattutto per i benefici ambientali – spiega il sindaco Calogero Puleo – perché con la realizzazione di questi impianti produrremo circa 90 mila kWh annui di energia pulita e ridurremo le emissioni di CO2 di circa 29 tonnellate all’anno. In questo modo, con il patto dei sindaci di cui facciamo parte, intendiamo raggiungere l’obiettivo di ridurre del 40% l’emissione di CO2 entro il 2030».

Oltre ai benefici ambientali, poi, ci sono quelli economici. «La legge ci permette di ricevere da parte del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) un contributo di 15 mila euro all’anno, per 20 anni, da distribuire tra i soci della comunità – continua il sindaco. – E poi ci sono i benefici sociali, con il contributo concreto al risparmio sulla spesa e con il contrasto della povertà energetica, fornendo accesso all’energia a chi non ne ha e sostenendo così chi vive un disagio economico».

Ad oggi però, tra crisi di governo e formazione del nuovo, il progetto è stato fermato dalla mancata entrata in vigore dei decreti attuativi che permettono di costituire le comunità energetiche su cabina primaria proprio per far diventare la comunità energetica “intercomunale”, dato che il decreto in vigore consente la connessione solo su cabina secondaria che arriva a una potenza di appena 200 kW per impianto limitando il campo di azione a non più di un quartiere. «Gli impianti sono pronti – spiega ancora Puleo – ma siamo in attesa che si possa costituire la comunità energetica su Petralia Sottana che è il comune in cui c’è la cabina primaria».

Intanto l’ultimo report di Legambiente, “Comunità Rinnovabili”, mostra che i numeri dei comuni che scelgono politiche green sono in forte crescita. E a Blufi la scelta dei tetti delle scuole per la realizzazione degli impianti non è stata casuale, così da sensibilizzare i piccoli cittadini e coinvolgerli nella scelta di opzioni sostenibili.

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