Vedi il Palermo e poi piangi. Questa volta tocca a Pedullà

Simone Di Trapani
da Simone Di Trapani
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Non accettare il verdetto del campo dopo aver giocato contro il Palermo sta diventando ormai una moda e sinceramente ci diverte vedere l’infantilità virulenta di chi non si aspettava di trovare i rosa nero così in alto, una squadra che non molla mai ed alla fine infrange i sogni di chi già si sentiva vincitore.

Ad inaugurare la serie dei “chianciananna”, come si suol dire dalle nostre parti, fu Castori, l’impacciato allenatore del Perugia, rimontato di due goal, a causa di macroscopici errori suoi. Poi è arrivato il turno del Bari che si è sentito scippato perché per 15 minuti della ripresa, su 95 totali, aveva chiuso i rosanero nella propria arra di rigore. Passa una settimana e ad Ascoli Bucchi parla di partita che avrebbero meritato di vincere, mentre fuori i suoi  stessi tifosi lo contestavano dopo l’ennesima prova incolore. E arriviamo alle lacrime di Inzaghi, Taibi e udite udite Pedullà, che di mestiere fa il giornalista e non l’ultrà, tutti pronti ad inveire contro l’arbitro.

Alfredo Pedullà, opinionista sportivo ai margini della ribalta, da sempre relegato ad esprimersi in trasmissioni secondarie, ha letteralmente sbottato contro un arbitro reo, a suo dire, di aver penalizzato la sua squadra del cuore. Poco importa se per la Reggina a Palermo è arrivata la terza sconfitta nelle ultime quattro partite, segno inequivocabile di una crisi, per il piagnone Inzaghi, per Taibi e per questo personaggio le colpe sono tutte arbitrali. Un presunto rigore non dato alla Reggina, per una trattenuta in area come se ne verificano centinaia mai fischiate ad ogni turno di campionato, ed una espulsione arrivata al 92esimo, che sarebbe dovuta arrivare un’ora prima.

Pedullà, che addirittura punta il dito e inveisce contro il collega che ha fatto la telecronaca (reo a suo dire di parteggiare per il Palermo), non ci racconta che il nervosissimo sloveno Majer meritava il secondo giallo già a metà del primo tempo e che ha commesso una quantità di falli enorme durante tutta la partita, non ci dice dell’”eccesso di agonismo” di Cionek, più volte graziato dall’arbitro e di quel pugno in testa a Soleri, che meritava l’espulsione diretta. Tutti indici dell’affanno nel quale vive la sua squadra in piena crisi di gioco e di risultati. Perché la verità è che al Barbera la Reggina è apparsa ben poca cosa, una formazione slegata, nervosa, disattenta, indietro di condizione, in ritardo su ogni pallone, fallosissima ed incapace di tessere una manovra di gioco senza commettere errori, graziata più volte da un Palermo sciupone, che poteva chiuderla con 3-4 goal di scarto e solo Pedullà si sarebbe scandalizzato.

Vedi Palermo e poi piangi è il claim di questa pazza serie B. E a noi piace tanto!

 

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