Sorpasso sulla linea continua, ciclista uccisa a Pioppo

Una manovra di sorpasso azzardata, compiuta in un tratto a linea continua, è costata la vita a una donna di 41 anni. È accaduto lungo la strada che collega Palermo a Pioppo, frazione di Monreale: un’automobile ha invaso la corsia opposta per superare tre veicoli in fila e ha travolto un gruppo di ciclisti che procedeva in direzione del capoluogo.
La vittima è Mirela Nicoletta Rusu, morta sul colpo. Il compagno, che pedalava insieme a lei, è stato soccorso in stato di choc e accompagnato al pronto soccorso. Un altro ciclista è stato trasportato in ambulanza all’ospedale Ingrassia in codice giallo: le sue condizioni, pur serie, non lo metterebbero in pericolo di vita.
Secondo le prime ricostruzioni, a invadere la carreggiata sarebbe stata una Fiat 500X diretta verso Pioppo, alla cui guida si trovava un uomo di 38 anni, Giuseppe Lucia. L’impatto con i ciclisti, che viaggiavano in senso opposto, è stato violentissimo. A ricostruire la dinamica davanti agli inquirenti sono stati due superstiti del gruppo. Sul posto sono intervenuti la Polizia Municipale e i carabinieri delle stazioni di Pioppo e Monreale, che indagano sotto il coordinamento della Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia. La salma, dopo i primi accertamenti, è già stata restituita ai familiari.
Resta, oltre al dolore, una domanda che riguarda chiunque percorra ogni giorno le strade del Palermitano. Le statali e le provinciali che attraversano i paesi alle porte della città sono diventate un terreno dove i limiti di velocità e le regole più elementari del codice sembrano ormai facoltativi. Sorpassi in curva, linee continue ignorate, doppi e tripli superamenti là dove basterebbe attendere pochi secondi: comportamenti che troppi automobilisti considerano normali e che trasformano ogni tratto di asfalto in un rischio costante.
A pagare il prezzo più alto sono sempre gli utenti più fragili. Un ciclista, un pedone, un motociclista non hanno alcuna protezione di fronte a una manovra spericolata. Pedalare lungo queste arterie, spesso prive di piste ciclabili e di banchine sicure, significa affidarsi unicamente alla prudenza altrui. E quando quella prudenza viene meno, come a Pioppo, il margine tra una giornata qualsiasi e una tragedia si riduce a pochi metri di carreggiata invasa.



