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Sicilia “Emirato Islamico” e Lodi al Martirio: Presi 2 Giovani Pro-Jihad

Redazione
Ultimo Aggiornamento: 9 Maggio 2025 19:59
Redazione - Redazione Palermo Post
Pubblicato 9 Maggio 2025
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Nubes Formazione

PALERMO – Sognavano il jihad, si dicevano pronti al martirio e usavano i social network come micidiale cassa di risonanza per la propaganda estremista, inneggiando allo Stato Islamico e alla violenza contro i “miscredenti”. Un’escalation di radicalizzazione online che ha portato la Polizia di Stato, lo scorso 6 maggio, ad eseguire due decreti di fermo per terrorismo. Nel mirino degli investigatori, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo di Palermo, sono finiti un cittadino italiano di origini bengalesi di 21 anni, residente a Palermo, e un 18enne cittadino bengalese, domiciliato a Castelvetrano, in provincia di Trapani. L’accusa è pesantissima: apologia di delitti aggravata dalla finalità di terrorismo, commessa attraverso una fitta rete di attività online volte a esaltare la “guerra santa” e il sacrificio estremo.

Le indagini erano scattate nel marzo scorso, grazie a una segnalazione cruciale dell’AISI (l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), che aveva intercettato per tempo il preoccupante percorso di radicalizzazione dei due giovani. Questo input ha permesso agli specialisti dell’antiterrorismo di avviare approfondimenti mirati, monitorando la loro crescente attività sul web.

I due, infatti, si erano distinti per un attivismo forsennato su diverse piattaforme social e network virtuali. Condividevano senza sosta messaggi, immagini e video di propaganda riconducibili all’ISIS, con chiari inneggiamenti al jihad, al martirio e all’uso della violenza contro i “kuffar”, termine arabo dispregiativo per indicare i non credenti. Particolarmente inquietanti i contenuti postati dal 21enne residente a Palermo. Tra le sue esternazioni online frasi come: “La Sicilia tornerà ad essere l’Emirato islamico” e la riflessione agghiacciante: “La mia morte non è (forse) una sola volta nella mia vita? Perché non dovrebbe essere sigillata dal mio martirio?”. Frequente anche il disprezzo esplicito per i “miscredenti”, che a suo dire “andrebbero gettati all’inferno e sottoposti ad una severa punizione”.

Non meno allarmante il materiale diffuso dal 18enne di Castelvetrano. Sui suoi profili social sono state rilevate “storie” con soggetti armati, volti e occhi coperti, collage di immagini di fucili d’assalto AK-47, e frasi che richiamavano il Califfato e il martirio. Aveva persino pubblicato un video di Osama Bin Laden, fondatore di Al-Qaeda, con una didascalia in bengalese che recitava: “G*aza ti sento molto, se tu fossi qua non ci sarebbe così tanta distanza”. Tra i contenuti anche un “reel” con immagini dell’attacco del 7 Ottobre, accompagnato da un nasheed jihadista intitolato “prenditi il nostro sangue”, video di combattenti intenti a compiere esecuzioni di massa e post focalizzati sulle vittime palestinesi a Gaza, conditi da frasi di odio verso America e Israele e minacce di un’imminente “vendetta per il sangue versato dal popolo di Gaza in nome di Allah”.

L’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati ai due indagati durante le perquisizioni ha confermato la loro postura radicale e, soprattutto, ha fatto emergere indizi su una possibile e imminente attivazione concreta. Nella cronologia di ricerche dell’app di intelligenza artificiale ChatGPT sul dispositivo di uno dei due è stata trovata la domanda testuale: “dove colpire una persona per paralizzarla?”. Inoltre, uno degli indagati si era iscritto con il nickname “Osama Bin” a un canale privato su un noto social network, utilizzato per diffondere materiale audio, video e documentale per la formazione e l’addestramento di combattenti jihadisti.

Dopo il fermo, eseguito il 6 maggio, i due giovani sono stati condotti al carcere Pagliarelli di Palermo. All’esito dell’udienza di convalida, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo ha disposto per entrambi la misura cautelare degli arresti domiciliari, con l’applicazione del braccialetto elettronico, ritenendo concreto e attuale il pericolo che potessero reiterare i reati contestati. L’attenzione delle forze dell’ordine sul proselitismo online e sui rischi di radicalizzazione, soprattutto tra i più giovani, resta altissima.

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