Santocielo è più mediocre di quanto pensiate

Emanuele Fragasso
da Emanuele Fragasso
3 Minuti di lettura

Un mese fa il trailer di “Santocielo” con protagonisti l’inseparabile duo comico composto da Salvatore Ficarra e Valentino Picone aveva fatto molto discutere: dal breve trailer si evinceva che si sarebbe trattato di una commedia che andava a ironizzare sulla temi quali religione, famiglia e ruoli di genere, provocando la reazione non proprio entusiasta di alcuni esponenti del clero, specialmente riguardo al modo in cui veniva trattata la figura di Dio, che nel film viene interpretato dal Giovanni Storti del trio di Aldo Giovanni e Giacomo e che appare come il classico uomo anziano dai capelli lunghi e bianchi, che però fuma il sigaro, si prende i meriti per frasi non sue ed è tutt’altro che caritatevole.

La trama di Santocielo è semplice: Dio, ormai stanco della scelleratezza umana, riunisce il concilio angelico per discutere sulle sorti dell’umanità; con una votazione di stampo democratico (davvero divertente l’impostazione del paradiso come un grande parlamento in stile neoclassico dove i membri, vestiti con toghe come consoli romani, votano democraticamente le decisioni), fra la scelta “diluvio universale” e “mandare un nuovo messia”, vince la seconda, e come angelo incaricato di toccare con mano la futura nuova madre per far sì che rimanga incinta del secondo messia, si offrirà come volontario un improbabile Picone, addetto all’ufficio smistamento miracoli e desideroso di ottenere una promozione dall’altissimo come membro del coro angelico; il nostro sbadato Picone finirà per ubriacarsi in un pub con un Ficarra avvilito dall’imminente divorzio con la moglie, e nel tentativo di salvarlo dal venire quasi investito, toccherà involontariamente il ventre di quest’ultimo, finendo per impregnare un uomo al posto di una donna.

Senza ulteriori indugi, addentriamoci su quelli che sono i pregi e i difetti di questo film: la sinergia del duo di comici siciliani è sempre giovevole, i due funzionano e l’intera vicenda per quanto assurda, ha le potenzialità di strappare parecchie risate fra il pubblico; purtroppo il film si arena troppo spesso in soluzioni più sui toni del drammatico anziché comico, la durata di 120 minuti non giova allo scorrimento della vicenda, tagliando alcune scene dal coefficiente di comicità decisamente inferiore e portandolo a 90 minuti, il film avrebbe funzionato decisamente meglio.

L’impostazione comica della vicenda gioca più sullo sgomento dell’intera questione della gravidanza maschile con dei toni sarcastici, ma con l’inserimento di qualche freddura diretta in più, il film avrebbe funzionato molto di più, molte battute spesso non toccano il tasto dovuto proprio per la loro esecuzione, un vero peccato considerato il soggetto e il suo potenziale anticonformista, satirico e pungente, ci saremmo decisamente aspettati qualcosa di più spinto e audace. Tirando le somme, una commedia dal potenziale amaramente irrealizzato che riesce comunque a strappare qualche sorriso.
Voto: 6

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