Perchè noi palermitani amiamo le arancine?

Emanuele Fragasso
da Emanuele Fragasso
2 Minuti di lettura

È giunto il giorno tanto atteso. Da adesso – e per prossime 24 ore – si festeggia in tutta l’Italia Santa Lucia. La tradizione vuole che non si mangi nulla di farinaceo, niente pasta, niente pane. Soltanto alimenti derivati dal riso.

Una festa che in tutta la Sicilia – e sopratutto a Palermo e nelle province limitrofe – è molto sentita. In questo giorno centinaia di migliaia di palermitani mangiano la famosa arancina (rigorosamente con la a, al femminile). Il dilemma sul gusto è un argomento spinoso: Accarne? (con ragù di maiale, sugo e piselli) o Abburro? (con mozzarella e prosciutto).

Facendo una chiacchierata con alcuni gestori di bar palermitani, la vera regina del 13 dicembre palermitano è l’arancina Abburro, da anni nel cuore dei palermitani. Negli ultimi anni però i più innovativi chef del capoluogo hanno rivoluzionato completamente la dualità Abburro e Accarne, creando nuovi gusti, per tutti i palati.

Adesso nei bar di tutta Palermo potrete trovare arancine con pesce spada e melanzane, salsiccia e funghi e – addirittura – dolci, con nutella e ricotta con zucchero.

Negli ultimi anni, con i sempre nei sempre più dilaganti social network sono stati pubblicati video impressionanti. Persone che riuscivano con tranquillità a mangiare cinque, sei, o addirittura sette sfere di riso fritte, come se fossero caramelle.

Insomma, Santa Lucia è una ricorrenza meravigliosa da Aosta a Lampedusa, ma per noi palermitani è speciale!

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