Palermo inguardabile. Ma basta torti arbitrali

Redazione
da Redazione
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Oggi si fa davvero fatica a commentare una partita condizionata ancora una volta, l’ennesima, da un macroscopico errore arbitrale. Il Var usato in modo scriteriato da una terna arbitrale non all’altezza. Il tutto chiaramente resterà impunito, come sempre l’Aia tutelerà i suoi uomini, lo ha fatto con chi ha commesso gravi reati ed é tornato impunemente a fare l’arbitro, La Penna docet, figuriamoci per uno che ha fatto un torto al Palermo. Un granellino di sabbia in questo circo chiamato gioco del calcio. Errore arbitrale che ci ha negato la salvezza matematica e probabilmente anche l’accesso a questi benedetti playoff ai quali sembra non voler andare più nessuno.

La regola dice: se il fallo di mano viene commesso da chi segna il goal il var può decidere di annullarlo, ma se viene commesso prima (ricordate Rabiot, quello era più fallo di mano dell’episodio di Segre) da un altro calciatore il Var richiama l’arbitro che vede le immagini e prende una decisione. Bene oggi il Var ha annullato direttamente il Goal di Broh al 95esimo per un fallo di mano di Segre. Soffocando in gola l’urlo dei ventimila del Barbera, uccidendo le speranze di disputare i playoff e rimandando, si spera, la salvezza matematica.

Dopo una stagione funestata da macroscopici errori arbitrali ci chiediamo chi rappresenta il Palermo e la sua alquanto potente proprietà in lega serie B? Se qualcuno lo fa e non sbatte i pugni è davvero un problema perché il prossimo anno questa città e questa tifoseria meritano devono potere ambire alla serie A.

Fatte queste doverose considerazioni, la prestazione di oggi è stata davvero inguardabile, salviamo soltanto Sala, autore del goal, indemoniato sulla sua fascia e unico a saltare l’uomo, e Pigliacelli capace di evitare la sconfitta con un autentico miracolo. Il resto è solo noia, sterile giro palla e solito confuso arrembaggio finale.

Corini è stato un grande capitano del Palermo, è stato ed é amato da questa tifoseria, specie la più intransigente, quella felice di stare allo stadio in duemila in lega pro. È anche persona perbene e professionista serio, ma non può dopo 11 giornate con una sola vittoria continuare a giustificare il suo operato e le sue scelte. Dimettersi dicendo ho provato, ma non sono riuscito, lo riconcilierebbe anche con quell’altra parte dei tifosi, quella che non si accontenta e non si accontenterà mai di un piatto di lenticchie perché Palermo è grande e merita di stare nell’Olimpo del calcio.

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