Resta in carcere Giacomo Vitale Pecoraro, indagato per l’omicidio di Francesco Dino avvenuto ad agosto nella frazione di Filaga, territorio di Prizzi. Lo ha deciso il tribunale del riesame, che nella giornata del 10 settembre 2025 ha confermato la misura cautelare e disposto il trasferimento dell’uomo in un istituto penitenziario dotato di reparto di osservazione psichiatrica, dove sarà sottoposto a valutazioni specialistiche.
Secondo quanto emerso in udienza, Pecoraro, nato a Palazzo Adriano e residente a Filaga, sarebbe affetto da una patologia psichiatrica ed era in cura all’epoca dei fatti. La difesa, rappresentata dall’avvocato Gaetano La Venuta, ha segnalato che l’indagato avrebbe saltato alcune sedute terapeutiche nei mesi precedenti. Il quadro clinico, al centro anche della strategia difensiva, è ritenuto dai giudici un elemento da approfondire ai fini della corretta qualificazione della capacità dell’indagato.
Sul punto è intervenuto anche il gip del tribunale di Termini Imerese, Alessandra Marino, che ha disposto una perizia psichiatrica per accertare l’eventuale incapacità di intendere e di volere al momento del fatto, nonché la piena idoneità dell’indagato a partecipare coscientemente al processo. È stato individuato uno specialista di Trapani quale consulente incaricato e fissato l’incidente probatorio per cristallizzare gli esiti della valutazione in contraddittorio tra le parti.
Parallelamente proseguono gli accertamenti tecnico-scientifici. La difesa sottolinea che un tassello ritenuto decisivo sarà l’esito dei rilievi effettuati dai carabinieri del Ris, chiamati a cercare e tipizzare eventuali tracce ematiche riconducibili all’autore del delitto. Gli accertamenti di laboratorio potrebbero fornire elementi utili sia per confermare l’ipotesi accusatoria sia per escludere il coinvolgimento dell’indagato su alcuni passaggi della ricostruzione.
La conferma della custodia cautelare, unita al percorso di osservazione psichiatrica, segna dunque una fase delicata del procedimento. Da un lato, l’esigenza di garantire la sicurezza e la regolarità degli atti; dall’altro, la necessità di valutare con rigore lo stato di salute mentale dell’indagato e la sua imputabilità, nel pieno rispetto delle garanzie previste dal codice. Fino alla conclusione delle indagini e all’eventuale giudizio, vale la presunzione di innocenza. I prossimi passaggi, a partire dalla perizia e dagli esiti dei Ris, orienteranno le scelte della procura e della difesa sul futuro dell’inchiesta.



