Napoleon è un insulto a noi europei

“Napoleon” , ultima opera donata al grande pubblico dal noto regista americano Ridley Scott, prodotta e distribuita dalla Scott Free Production e da Apple Production e costato la cifra esorbitante di 200 milioni di dollari, ha come protagonisti Joaquin Phoenix, una delle punte di diamante della Hollywood contemporanea e vincitore dell’Oscar al miglior attore per “Joker” nelle vesti di Napoleone Bonaparte e Vanessa Kirby nelle vesti di Giuseppina di Beauharnais, moglie di Napoleone.
Il film ha esordito nelle sale italiane il 23 novembre, incassando già nella prima settimana nel nostro paese più di 3 milioni di euro e più di 80 milioni nel mercato globale, risultando essere un successo assoluto. Se da un lato il successo al botteghino può essere considerato un evidente indice di gradimento nel vasto pubblico, non si può di certo dire la stessa cosa per i molteplici critici cinematografici , accademici, storici e studiosi del personaggio di Napoleone che di questi giorni hanno espresso il loro dissenso nei confronti del colossal americano, tacciandolo di scarsa attendibilità storica.
Ma quali sono in definitiva i punti di forza e le debolezze di questo “Napoleon”? Prima di soffermarci sul film, bisogna quantomeno dedicare due parole alla figura di Ridley Scott: nato nel Regno Unito, classe 1937, Napoleon è il trentottesimo film di una carriera costellata di successi e cult indimenticabili, fra cui Alien, Il Gladiatore e Blade Runner, un regista che ha innovato il linguaggio cinematografico, dal tocco creativo e dalla cura per l’aspetto tecnico-registico sempre impeccabili e le cui opere sono state omaggiate, esaltate e replicate in tutto il mondo.
Nell’ambito fantascientifico ci ha regalato l’iconico Xenomorfo della saga di Alien e ha curato l’estetica indimenticabile dei Blade Runner, coi teleschermi, i neon e le macchine volanti tratti dai romanzi di Philip K. Dick; Scott si è spesso cimentato anche nelle rivisitazioni più o meno accurate di svariati eventi storici, rielaborando un evento storico per trasporlo in chiave di intrattenimento per il grande pubblico; dal suo Massimo Decimo Meridio, desideroso di vendetta nei confronti dell’imperatore Commodo, a Saladino e Baldovino IV il lebbroso, nemici giurati che combattono faccia a faccia nelle grandi crociate, passando poi alla rischiosa missione di Ranger americani intrappolati in territorio nemico nella Somalia degli anni 90’ nel suo “Black Hawk Down”, insomma, nel cinema di Ridley Scott gli eventi storici sono sempre stati delle elaborate copertine, dei “pretesti narrativi” per raccontare storie fittizie delle gesta eroiche di singoli personaggi, nell’ottica americana del “one man one army” che trionfa in situazioni che richiederebbero l’intervento di un intero esercito, rielaborando le vicende storiche e assoggettandole al puro scopo di intrattenimento cinematografico, e di conseguenza attraendo su di se critiche aspre da parte di coloro che mal digeriscono gli stravolgimenti radicali degli eventi storici.
Napoleon rientra nella categoria della fiction storica, eppure gli stravolgimenti storici non sono per niente il problema più grande del film (figuriamoci se Napoleone, grande appassionato e collezionista di opere d’arte, si sarebbe mai sognato di prendere a colpi di cannoni la grande piramide di Giza come dimostrazione di potere nei confronti dei nemici), i problemi più grandi di Napoleone sono principalmente due: l’approccio alla cronologia degli eventi della vicenda e il rapporto dell’imperatore con la moglie Giuseppina.
Parlando degli eventi della vicenda, il film fallisce rovinosamente nell’ intento di voler raccontare la vita del generale corso, presentando la cronologia degli eventi come un arido susseguirsi di vicende senza alcun approfondimento politico sul perché di determinati eventi, alla strema di una sequela di slide pigramente messa insieme, con titoli che enunciano la data e l’avvenimento storico, si passa dal periodo del Terrore e al processo a Robespierre (presentato come un esaltato incipriato al limite della più ridicola maschera teatrale e non come un grande rivoluzionario accecato alla fine della sua vita dal potere) al periodo del direttorio e ai primi successi militari di Napoleone nel sedare le rivolte parigine a colpi di cannone, per poi passare al colpo di stato e alla presa di potere con una rapidità e una mancanza di logica di causa-effetto disorientanti, nonostante la durata considerevole di 158 minuti del film, si avverte terribilmente la mancanza di raccordo fra un evento e un altro, e a volte persino fra una scena e un’altra (i tagli sono veramente troppo evidenti, personaggi che scompaiono e non tornano più, narrazioni troncate di netto senza alcuna motivazione, forse uno dei montaggi peggiori mai fatti da Scott), insomma, la narrativa fa acqua da tutte le parti e restituisce una visione degli eventi troppo superficiale e raffazzonata , che si tratti di finzione o no.
Il vero elefante nella stanza del film è rappresentato dal rapporto fra Bonaparte e la moglie Giuseppina: esso occupa quasi tutta la prima metà della vicenda e sarebbe dovuto essere il bersaglio principale dei tagli alla lunghezza della vicenda, piuttosto che delle battaglie e delle strategie politiche dell’imperatore, elementi che ci si aspetta di vedere in abbondanza in un film che vuole raccontare la vita di uno dei generali, strateghi e politici più influenti della storia d’Europa, un uomo che ha rivoluzionato l’apparato burocratico e l’assetto territoriale di mezza Europa, ideatore del Codice civile Napoleonico il cui contenuto ha influenzato i testi giuridici odierni, e che viene tristemente trasposto come un ometto instabile, possessivo e geloso nei confronti di una moglie che lo tradisce e lo tiene in scacco, il rapporto di entrambi è ambiguo, altalenante, prima si odiano e poi sembrano volersi bene, e i rapporti sessuali e le “scenette” fra i due sono al confine fra l’irrispettoso e l’imbarazzante.
Il film si riprende solamente nell’ultima parte, quando la storia fra i due coniugi viene finalmente messa da parte e si ritorna al lato bellico della situazione: la battaglia di Austerlitz, la campagna disastrosa in Russia e la celeberrima battaglia di Waterloo dove le truppe francesi furono sconfitte dalla coalizione antifrancese guidata dal Duca di Wellington sono gli unici momenti davvero encomiabili della vicenda, momenti nei quali il budget esorbitante del film e la regia di Scott fanno il loro dovere egregiamente , la cura per l’estetica, i costumi e le scenografia, dai palazzi nobiliari parigini alle uniformi, cannoni, moschetti e la famigerata artiglieria Napoleonica, arma di punta della tattica militare francese, sono una vera meraviglia dello sguardo, così come l’incoronazione di Napoleone come Imperatore dei francesi, di una bellezza soffocante e ispirata al celebre quadro di Jacques-Louis David, se solo alla bellezza delle immagini fossero state accostate una giusta sceneggiatura e una dignitosa cura per gli eventi storici, avremmo avuto un film praticamente impeccabile. In definitiva, Napoleone è una grande occasione sprecata, una costosa e barocca barca che fa acqua da tutte le parti, e in definitiva uno dei film più deboli nel catalogo di Ridley Scott, aspettiamo con ansia la director’s cut che verrà distribuita su Apple TV+ e che durerà più di 4 ore, sperando che essa possa risolvere almeno in parte i numerosi problemi presenti nel film.
Voto: 5,5



