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La fortezza sonora di Giuliana: il castello di Federico II risuona di jazz

massimo varini giuliana

Nella calura dorata che ai piedi dei monti Sicani fa tremolare l’orizzonte, Giuliana si concede un respiro cosmopolita: le pietre del castello svevo accendono riverberi, antiche feritoie si trasformano in quinte teatrali, l’eco dei passi medievali cede il passo a un controcanto di sax e chitarre. È qui, tra mura che narrano di Federico II e sentieri d’erba selvatica, che il 18 luglio si apre la terza edizione del Giuliana Jazz Festival, rassegna che con la naturalezza dei luoghi autentici intreccia virtuosismo, didattica e racconto del territorio.

Si inizia con una figura cardine del pop italiano: Massimo Varini, chitarrista e produttore dalla mano inconfondibile, apre le porte a una due-giorni di masterclass che promette di svelare i segreti di arrangiamenti scritti per Rossi o Bocelli, e di trasformarli in materia viva fra le torri del castello. Alla sera, lo stesso Varini imbraccia la sei corde: il plettro scandisce ricordi di tournée internazionali e cadenzate confessioni blues, mentre le rondini disegnano arabeschi sulla luna di Sicilia.

Il 28 luglio, la scena si tinge di fascino metropolitano: arrivano Nicky Nicolai e Stefano Di Battista—coppia d’arte e di vita—con “Mille bolle blu”. È un concerto che sa di vinile e di jazz club, di radio valvolari e di lentissime sere d’estate: la voce vellutata di Nicolai rincorre il sassofono di Di Battista lungo un percorso in cui Modugno sfiora Deep Purple, dove l’“Oboe di Gabriel” di Morricone si scioglie in un assolo che pare una preghiera. Il pubblico siede fra merli e merlature: lo swing rimbalza sui conci tufacei, la notte si riempie di bolle sonore pronte a scoppiare in un battito di mani collettivo.

Agosto si apre in “Swingin’” con la fisarmonica di Roberto Gervasi, il clarinetto arabescato di Nicola Giammarinaro e la ritmica salda di Bino Cangemi e Simone Rumolo: un quartetto che rilegge lo standard americano filtrandolo attraverso la melancolia palermitana. Le voci degli strumenti si inseguono come gatti nei vicoli, il pubblico impara che lo swing non è solo passo danzato ma dialetto liquido, capace di parlare con uguale intensità a un ragazzo di Brooklyn e a un pastore dei Sicani.

Il 16 agosto, sotto le stelle di San Lorenzo ormai trascorse, irrompe la chitarra elettrica di Osvaldo Lo Iacono con “Cool Blue”. È un viaggio tra funk e soul, in cui la special guest Daria Biancardi—voce ruggente che porta in dono il calore del gospel mediterraneo—trasforma la corte d’armi in un club di New Orleans. La chitarra lancia riff incandescenti, l’organo immaginario pulsa nello zoccolo basso del ritmo, le mura restituiscono un eco che profuma di catrame e di mare aperto: Giuliana diventa crocevia di rotte africane e americane, ma resta saldamente piantata al suo lembo di roccia siciliana.

L’altra anima del festival è la formazione. Dal 18 al 24 agosto il castello muta in campus, con “The Music Retreat”: pianisti da Lituania, Germania e Romania—Petras Geniusas, Peter Kalmar, Ruxandra Huma—offrono laboratori, lezioni sul tocco e sull’arte di respirare fra le note. Giovani musicisti europei dormono nelle case in pietra del borgo, sorseggiano Nero d’Avola al tramonto, studiano Gershwin la mattina e Chopin nel silenzio pomeridiano, portando nel cuore della Sicilia un microcosmo di accenti e di speranze professionali.

C’è, dentro il Giuliana Jazz Festival, la consapevolezza che la musica sia più di una serie di eventi: è motore di rigenerazione identitaria. «L’acustica del castello è una creatura viva», dichiara il sindaco Francesco Scarpinato; «lì dentro ogni nota trova risonanza, ogni pubblico diventa parte integrante dell’orchestra». Lo affianca il vice sindaco Pietro Quartararo, ricordando che un finanziamento mirato della Regione consente di unire il prestigio artistico all’ospitalità diffusa: i visitatori, attratti dalle masterclass, soggiornano tra vicoli di pietra, scoprono frantoi, assaggiano miele di sulla e percepiscono il jazz come linguaggio che abbatte barriere geografiche e mentali.

Così, in una manciata di date, il castello di Federico II rifiorisce di suoni: corde tese come archi medievali, fiati che avanzano come parate di tamburi aragonesi, voci che carezzano gli affreschi ombreggiati. Il Giuliana Jazz Festival non è solo rassegna: è una fortezza sonora che difende la bellezza del territorio con l’arma più antica—la musica—e la proietta ben oltre l’altipiano dei Sicani, verso un pubblico che ha ancora voglia di stupirsi sotto un cielo carico di stelle e di improvvisazioni.

Palermitano, classe '73, Simone è l'esperto IT di Mediartika e co-fondatore di Media Post Network. Alla competenza tecnica nel campo dell'informatica e dei media digitali, unisce la passione per la scrittura, dilettandosi a raccontare soprattutto il mondo dello sport, con un occhio di riguardo per il calcio. Proprio dalla sua prospettiva informata e dalla sua curiosità trae ispirazione per commentare non solo eventi sportivi, ma anche per condividere opinioni e riflessioni sulla Sicilia e sull'attualità in generale.

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