Nubes Nubes Pubblicità
Breaking News
Rosa Nero

Inzaghi ha già costruito un fortino. Ma serve il guizzo per sognare

In una serata di gala, con la cornice solenne del Presidente della Repubblica e il calore pulsante dei trentaduemila del Barbera, il Palermo di Filippo Inzaghi ha offerto la sua prima, vera dichiarazione d’identità. Il tabellino reciterà uno zero a zero avaro di emozioni contro un Frosinone solido e ben preparato, ma chi ha osservato con attenzione ha visto nascere qualcosa di profondo: il carattere. Lontano dall’assalto pirotecnico visto contro la Reggiana, questo pareggio è stato un esercizio di sofferenza, organizzazione e sacrificio.

È il primo mattone, pesante e volutamente grezzo, su cui il nuovo tecnico sta costruendo la sua fortezza. I due legni colpiti da Pohjanpalo, più che rimpianti, sono apparsi come i primi segnali di un potenziale offensivo che però ancora non ha trovato la chiave giusta per essere liberato.

Il Frosinone ha messo in scena lo spartito tattico che tutti si aspettavano, riuscendo dove la Reggiana aveva fallito: ha imbrigliato gli esterni, i veri polmoni della manovra rosanero, con raddoppi sistematici e un centrocampo alto che ha tolto il respiro a Segre e Brunori. Ma è proprio qui che si è vista la prima, vera impronta di Inzaghi. Il Palermo non si è disunito, non ha perso la testa, ma ha risposto con una compattezza difensiva ammirevole. Ha accettato la battaglia sul piano fisico e tattico, dimostrando di essere una squadra che sa soffrire, che non concede nulla per leggerezza. La difesa, guidata da un esordio sicuro di Joronen tra i pali, è stata l’architrave di una prestazione di grande solidità, il reparto che ha superato l’esame a pieni voti.

Questa è già una squadra “alla Inzaghi”. Lo si vede dalla ferocia con cui si difende in area, dalla disciplina dei reparti e dalla voglia di lottare su ogni pallone fino all’ultimo secondo. È un DNA fondamentale, il punto di partenza irrinunciabile per ogni progetto ambizioso.

Ora, su questa base solida, va innestata la qualità. Il problema, al momento, non è l’impegno ma l’efficacia della manovra. Il gioco rosanero dipende ancora troppo dalle fiammate sulle fasce, e quando queste vengono spente, la luce fatica ad accendersi. Filippo Ranocchia predica nel deserto, unico vero costruttore in una mediana dove Jacopo Segre, con encomiabile generosità, corre avanti e indietro senza una meta precisa, finendo spesso per fare a pugni con Matteo Brunori. Il capitano rosanero è apparso ancora una volta fuori dal giorno, un finalizzatore d’eccezione prestato a fare la mezzala. La sua prestazione anonima non è una colpa, ma la difficoltà di reinventarsi in un ruolo che sembra non appartenergli.

Piuttosto in quella zona di campo si attende con ansia l’inserimento a pieno regime di Palumbo, l’uomo designato per portare fantasia e assist in grado di dare vigore a tutto il reparto. Ma a 48 ore dalla chiusura del mercato, la sensazione è che per completare il puzzle serva forse un’altra mezzala capace di trasformare il sacrificio in spettacolo. La fortezza è costruita, ora bisogna trovare chi possa aprire le porte alla fantasia. Perché senza quella nel calcio si fa sempre fatica a vincere.

Palermitano, classe '73, Simone è l'esperto IT di Mediartika e co-fondatore di Media Post Network. Alla competenza tecnica nel campo dell'informatica e dei media digitali, unisce la passione per la scrittura, dilettandosi a raccontare soprattutto il mondo dello sport, con un occhio di riguardo per il calcio. Proprio dalla sua prospettiva informata e dalla sua curiosità trae ispirazione per commentare non solo eventi sportivi, ma anche per condividere opinioni e riflessioni sulla Sicilia e sull'attualità in generale.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.