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Il naufragio della Costa Concordia 10 anni dopo.

Cade oggi il decimo anniversario della tragedia che colpì le acque dell’Arcipelago Toscano: quella della “ Costa Concordia”, la nave da crociera che colò a picco dopo aver urtato un agglomerato di scogli davanti all‘ Isola del Giglio a causa di un passaggio troppo ravvicinato alla costa.

Le vittime furono 32 fra le 4.229 persone in tutto a bordo, durante quella che avrebbe dovuto essere una vacanza, una gioia, e che invece si trasformò in una tragica vicenda.

A distanza di dieci anni, Mario Pellegrini, l’allora vicesindaco del Giglio ed il primo a salire a bordo per prestare soccorso, ricordando quanto accadde il 13 gennaio del 2012 sostiene che “quella sera sbagliarono in molti, Schettino in primis, qualcuno avrebbe dovuto chiamare l’amministrazione comunale per chiedere un aiuto tecnico e avvisarci che sarebbero sbarcate 4 mila persone”.

Infatti, sciatteria e sottovalutazioni sono state il modus operandi di quella tragica notte ed il primo a cui imputare tali comportamenti non può che essere il comandante Francesco Schettino.

Gli inquirenti hanno cercato di determinare perché la nave non avesse inviato una richiesta di soccorso (mayday) e perché stesse navigando così vicino all’isola. Il comandante avrebbe giustificato la grande vicinanza della nave alla costa con l’intenzione di rivolgere il cosiddetto saluto (o inchino) all’isola, una pratica che la Costa Crociere aveva messo in atto già in altre occasioni.

Il comandante sta scontando ora una condanna a 16 anni: l’inchino fu opera sua, così come furono suoi i ritardi nel dare l’abbandono nave, un’ora e 9 minuti dopo l’impatto.

Schettino però non è l’unico colpevole, altri ufficiali e membri della Costa Concordia, infatti, hanno patteggiato le pene ammettendo le loro responsabilità. Tra loro il capo dell’unità di crisi a Genova Roberto Ferrarini, con il quale Schettino parlò più volte dopo lo schianto, e il timoniere Jacob Rusli Bin che non capì gli ordini, girò a sinistra invece che a destra.

In questa vicenda c’è però anche chi il suo dovere l’ha fatto. E anzi ha fatto di più. Gli abitanti dell’isola dell’Arcipelago toscano furono i primi a prestare soccorso ai naufraghi. I gigliesi furono infatti protagonisti di una catena di solidarietà che dette il via ad una gigantesca operazione di soccorso, entrata nella storia dell’isola.

Proprio questi cittadini si apprestano oggi più che mai a commemorare le vittime di quella triste notte di 10 anni fa con una giornata di ricordo e riflessione ma anche di sguardo rivolto al futuro per superare definitivamente quella che è stata la tragedia della Costa Concordia.

Niente di quanto accaduto sarà dimenticato ma dopo dieci anni l’Isola del Giglio guarda avanti e quello di oggi potrà essere un momento per farlo tutti insieme.

Alessandra Caccavo – Palermo Post

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