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Confiscati beni alle famiglie mafiose di Partanna e San Lorenzo

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Le attività d’indagine finalizzate all’individuazione delle disponibilità economico-imprenditoriali riconducibili ad appartenenti all’organizzazione mafiosa “Cosa nostra” di Partanna Mondello e San Lorenzo, svolte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo, avevano già portato, rispettivamente, nel maggio 2018 e nel gennaio 2021 all’emissione da parte della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, che aveva accolto le richieste della locale Procura della Repubblica, di un provvedimento di confisca di beni per un valore complessivo di circa 530.000 euro a carico di Epifanio Aiello, nato a Palermo il 20.11.1966, e di un altro provvedimento di confisca di beni per un valore complessivo di circa 200.000 euro a carico di Marcello Puccio, nato a Palermo il 24.09.1979.

Con i provvedimenti è stata dichiarata l’irrevocabilità delle confische e l’ingente patrimonio, riconducibile a “Cosa nostra”, è entrato definitivamente a far parte del patrimonio dello Stato.

Epifanio Aiello, inteso “Fanuzzo“, era stato tratto in arresto nell’operazione denominata “Apocalisse” con l’accusa di aver fatto parte della famiglia mafiosa di Palermo Partanna Mondello, in particolare per aver messo a disposizione le società nella sua disponibilità, riportando una condanna di primo grado ad anni 8 e mesi 8 di reclusione, confermata nei successivi gradi di giudizio.

In particolare, il provvedimento di confisca definitiva ha riguardato i seguenti beni:

l’intero capitale sociale, con relativo complesso di beni aziendali della società “CA.VIN.DA S.R.L.”, con sede in Palermo operante nel settore edile; sette rapporti bancari; dueveicoli.

Marcello Puccio, anche lui tratto in arresto nell’operazione denominata “Apocalisse” e con l’accusa di aver fatto parte della famiglia mafiosa di Palermo San Lorenzo, in particolare per essere stato un punto di riferimento, all’interno della suddetta consorteria, per la gestione delle estorsioni e dei lavori edili, riportando una condanna di primo grado ad anni 8 e mesi 8 di reclusione, aumentata in appello a 10 anni di reclusione, confermata nel successivo grado di giudizio.

Il provvedimento di confisca definitiva ha riguardato i seguenti beni:

quota pari a 3/5 di un’abitazione sita in Palermo; due rapporti bancari.

Redazione – Palermo Post

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