Caso Roosevelt, il Tribunale di Palermo scagiona la Congregazione Religiosa Società Divine Vocazioni

PALERMO – Nessuna responsabilità nella vicenda giudiziaria legata al sequestro del complesso “Roosevelt”. Con una sentenza emessa il 12 maggio 2025, il Tribunale civile di Palermo ha definitivamente escluso ogni coinvolgimento della Congregazione Religiosa Società Divine Vocazioni, respingendo la richiesta di risarcimento danni per 2,2 milioni di euro avanzata dalle società Medieuro, Impulso e Coster. Le società attrici dovranno ora rimborsare anche le spese legali, per un totale di 24.668 euro, in favore della Congregazione.
Il caso riguarda il sequestro, avvenuto nel 2008, di alcuni padiglioni del complesso immobiliare “Roosevelt”, all’interno dei quali erano custoditi beni mobili di proprietà delle tre società ricorrenti. Secondo la loro tesi, i danni deriverebbero dalla mancata esecuzione tempestiva del dissequestro, che avrebbe comportato la perdita o il deterioramento dei beni strumentali, per responsabilità riconducibili – a loro dire – al Ministero dei Trasporti, al Ministero dell’Interno e all’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, oltre che alla Congregazione Religiosa, coinvolta per presunte responsabilità indirette nella gestione del sito.
A quest’ultima veniva contestato, in particolare, di non avere adottato misure idonee a custodire i beni mobili durante il periodo di sequestro e di aver omesso controlli, in quanto originaria concessionaria del complesso. Inoltre, veniva ipotizzata una responsabilità indiretta per l’operato di Padre Ciro Nuzzo, custode giudiziario dei beni e – secondo la tesi delle società attrici – presunto membro della Congregazione.
A rigettare punto per punto tali ipotesi sono stati gli avvocati Girolamo Rubino e Daniele Piazza, che hanno rappresentato la Congregazione in giudizio. La difesa ha dimostrato che l’ente religioso non aveva alcuna disponibilità materiale o giuridica dei locali sequestrati, né al momento del provvedimento del 2008 né in precedenza. La Congregazione, si legge nelle memorie difensive, non ha mai ricoperto ruoli di custodia né ha esercitato poteri di accesso, gestione o amministrazione degli spazi sequestrati.
Determinante per l’esito del processo è stato anche il chiarimento sul ruolo di Padre Nuzzo, il quale, sebbene nominato custode giudiziario, non ha mai ricoperto incarichi ufficiali all’interno della Congregazione, né come rappresentante, né come amministratore, né come membro effettivo.
Il Tribunale di Palermo, accogliendo integralmente la linea difensiva sostenuta dagli avvocati Rubino e Piazza, ha quindi rigettato tutte le domande risarcitorie non solo nei confronti della Congregazione, ma anche contro le altre amministrazioni convenute. È stata inoltre riconosciuta la totale estraneità della Società Divine Vocazioni ai fatti contestati, decretando così la chiusura di una vicenda giudiziaria lunga e complessa, che ha avuto al centro una controversia su responsabilità e inadempienze nella gestione di un bene sottoposto a sequestro.
La decisione rappresenta un importante precedente in tema di responsabilità civile per i soggetti chiamati in causa in via indiretta nelle procedure di sequestro penale, chiarendo i limiti della responsabilità di soggetti terzi e sottolineando la necessità di un accertamento puntuale della disponibilità giuridica e dei compiti effettivamente assegnati.



