Caro City Group abbiamo un problema

Se come inevitabile processo del calcio moderno i tifosi si stanno progressivamente trasformando in clienti, allora caro City Group a Palermo cominciano ad esserci seri problemi.
L’avventura del Gruppo Anglo-Saudita in Italia, con l’acquisto del Palermo, doveva essere una scalata al calcio italiano. Sia per il valore del torneo, la serie A, per un ventennio il campionato più importante del mondo, oggi è seconda solo alla premier, sia per il blasone della città, la quinta d’Italia con tifosi distribuiti in tutto il settentrione d’Italia, in Europa e oltre Oceano. Un anno di assestamento per costruire il centro sportivo e capire l’impatto con il calcio italiano ci sta. Un secondo anno mediocre comincia ad essere un problema per quei famosi tifosi/clienti.
L’obiettivo serie A è il minimo sindacale per una società che vince quasi ovunque e la strada per centrarlo sta diventando davvero complicata. Troppi gli errori dirigenziali e tecnici per essere tollerati da un’azienda che altrove avrebbe comunque provato a porre rimedio. I fallimenti di mercato, l’incapacità di valorizzare i giovani, un pessimo calcio espresso sul terreno di gioco, sono il risultato di un lavoro mediocre a livello dirigenziale e tecnico. Ed oggi dopo un anno e mezzo di pazienza anche i più fedeli pretoriani della società cominciano a storcere il naso. E l’idillio che si era creato comincia a scemare.
Cosa succede quando il cliente affezionato di un ristorante comincia a mangiare poco e male? Sceglie un altro posto dove si mangia tanto e bene. Se per porre rimedio il capo del ristorante esce in sala e ci spiega: “oggi siamo pochi in cucina mezze porzioni per tutti allo stesso prezzo delle porzioni intere”, una volta può passare, due no. Ecco perché abbassare l’asticella delle aspettative della tifoseria equivale a prendere per idioti decine di migliaia di tifosi, che non amano particolarmente buttare soldi per assistere a spettacoli indegni, anche sapendolo in anticipo. Per cui, caro Palermo F.C., puoi abbassare l’asticella, ma solo se mi vendi l’abbonamento e il merchandising allo stesso prezzo del Südtirol, se mi costa quanto a Napoli no grazie è la più educata delle risposte.
Allora se è vero che, tolta una minoranza di romantici gladiatori di un calcio che fu, il tifoso è un cliente, caro City Group a Palermo abbiamo un problema. Incaponirsi sulla guida tecnica, significherà perdere il sostegno di decine di migliaia di tifosi, ovvero clienti, ossigeno vitale per il calcio-azienda modello British. Non basteranno diecimila gladiatori pronti a morire per una t-shirt auto celebrativa a salvare il progetto dal fallimento.
Cambiare Corini qui e ora, ascoltando per una volta l’opinione dei propri clienti, sarebbe l’unica cosa da fare, ma sappiamo già che non sarà così. Il tecnico fallirà l’obiettivo, i calciatori si svaluteranno, come successo lo scorso anno e la gente di Palermo si allontanerà sempre più da questo progetto. Perché anche per il più innamorato dei clienti/tifosi la pazienza ha un limite.



