Bayesian. Il Relitto parla. Fu un incredibile catena di errori umani

Il suo scafo, adagiato nel porto di Termini Imerese, è un monumento silenzioso a una tragedia. Ma dopo dieci mesi di silenzio in fondo al mare, il relitto del veliero Bayesian ha iniziato a “parlare”. E quello che racconta non è la storia di una tragica fatalità, ma di un disastro che poteva essere evitato. Le prime perizie dei consulenti della Procura sono pesantissime e confermano l’ipotesi iniziale: l’affondamento che costò la vita a sette persone, tra cui il magnate Mike Lynch, fu causato da “un’incredibile catena di errori umani”.
I tecnici hanno concluso i primi rilievi sull’imbarcazione, recuperata al largo di Porticello lo scorso 20 giugno. I risultati sono scioccanti e ribaltano la narrazione di un naufragio causato unicamente dalla tempesta che si abbatté sulla costa quella notte del 19 agosto. Secondo i consulenti, infatti, il veliero era già in una condizione di grave pericolo prima dell’arrivo del maltempo.
Dalle analisi è emerso che lo scafo era già inclinato di 15 gradi e che l’acqua aveva già iniziato a entrare a bordo. La sua stabilità, dicono gli esperti, era “già compromessa”. La tempesta, quindi, non fu la causa scatenante, ma una “concausa”, il colpo di grazia a un’imbarcazione che non era più in condizioni di navigare in sicurezza. A rafforzare questa tesi, un altro dettaglio cruciale: lo scafo non presenta falle. L’acqua, quindi, sarebbe entrata da altre aperture, come i portelloni di poppa che, secondo l’avvocato della famiglia di una delle vittime, il cuoco Recaldo Thomas, furono chiusi troppo tardi.
Gli investigatori sono netti: se il veliero fosse stato in piena efficienza, con il motore acceso, l’ancora sollevata e se l’equipaggio avesse seguito i protocolli standard, “l’affondamento sarebbe stato alquanto improbabile”.
Queste conclusioni tecniche rafforzano enormemente la posizione della Procura di Termini Imerese, che ha indagato per naufragio il comandante James Cutfield, l’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton e il marinaio di guardia quella notte, Matthew Griffiths. La perizia sul relitto diventa così l’atto d’accusa principale, la testimonianza muta ma inequivocabile di una catena di errori che ha portato alla morte di sette persone: Mike Lynch, sua figlia Hannah, i coniugi Bloomer, i coniugi Morvillo e il cuoco di bordo.



