Vittoria di carattere a Bolzano: questo Palermo non ha più paura

C’è un momento esatto, in una partita, in cui si capisce se una squadra è cresciuta. Non è un gol, non è una giocata, ma è il modo in cui si sta in campo quando la tempesta avversaria sembra sul punto di travolgerti. A Bolzano, contro un Sudtirol che in casa non perdeva da inizio anno, il Palermo ha vissuto quel momento e ne è uscito più forte, più consapevole, più maturo. Il 2-0 finale, firmato da una doppietta del solito, glaciale Joel Pohjanpalo, racconta solo una parte della storia. La vera notizia, quella che fa sognare i tifosi, è un’altra: la squadra di Inzaghi ha imparato a soffrire, ha imparato a non crollare e, soprattutto, ha imparato a vincere partite “sporche”. Ed è così che si costruiscono le promozioni in Serie A.
La cronaca del match è l’esatta rappresentazione di questa nuova mentalità. I rosanero hanno aggredito la partita con una ferocia inedita, trovando il vantaggio dopo appena un minuto: angolo di Ranocchia, spizzata di un ottimo Le Douaron (chiamato a sostituire Brunori) e incornata vincente di Pohjanpalo. Un avvio da grande squadra che ha stordito il Sudtirol per venti minuti, in cui il Palermo ha dominato, pressato e sfiorato il raddoppio. E qui, forse, sta la prima, grande differenza con il passato. Nessuna gestione, nessuna presunzione, ma la voglia di continuare a giocare.
Poi, come prevedibile, i padroni di casa sono cresciuti. Hanno iniziato a spingere, a creare pericoli, a mettere sotto pressione una difesa rosanero costretta agli straordinari. È in questa fase, a cavallo tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa, che si è vista la vera mano di Inzaghi e la forza del gruppo. Gli anni scorsi, dopo un vantaggio iniziale e sotto la pressione avversaria, il Palermo si sarebbe chiuso a riccio nella propria area, invitando l’avversario e, quasi inevitabilmente, subendo il gol del pareggio. Ieri no. La squadra è rimasta compatta, ha sofferto, ha rischiato – con Joronen e un pizzico di fortuna a tenere inviolata la porta – ma non si è mai disunita.
L’atteggiamento e l’approccio mentale hanno fatto la differenza. Inzaghi ha letto la partita alla perfezione, inserendo Diakité per un Peda ammonito, e poi gettando nella mischia il festeggiato Claudio Gomes (alla sua 100ª presenza) per dare solidità e muscoli al centrocampo. Il Palermo ha piegato la schiena ma non si è spezzato. Ha assorbito la sfuriata del Sudtirol e ha atteso il momento giusto per colpire di nuovo. Il colpo del KO è arrivato da un altro subentrato, Antonio Palumbo, a cui sono bastati pochi minuti per illuminare la scena: suo l’assist geniale che all’81’ ha liberato Pohjanpalo per il definitivo 2-0. Un gol che non è solo il raddoppio, ma il simbolo di una squadra che non si accontenta più di sopravvivere, ma sa come uccidere la partita.
Questa vittoria, che sfata il tabù della prima trasferta stagionale che durava dal 1977 e aggancia il gruppo di testa, vale molto più di tre punti. Vale la consapevolezza di aver costruito un gruppo solido, capace di vincere non solo di fioretto, ma anche di spada. Un gruppo che ha tutte le carte in regola per lottare fino alla fine per il grande sogno.



