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Golfi di Carini e Castellammare

Spaccio tra Carini e Misilmeri: Svolta in appello assolte Sorella e Figlia di Condannato

Spaccio tra Carini e Misilmeri. Ribaltone in Corte d’Appello per Rosa e Rosalia Martina Daricca, sorella e figlia di Fabio Daricca, quest’ultimo già condannato in via definitiva nell’ambito del procedimento abbreviato scaturito dall’operazione “Arcobaleno” dei Carabinieri, che nel marzo del 2021 aveva smantellato un presunto traffico di stupefacenti tra Carini e Misilmeri. Le due donne, che in primo grado erano state ritenute colpevoli e condannate rispettivamente a 7 e 6 anni di reclusione dalla terza sezione del tribunale, sono state ora assolte con formula piena “per non aver commesso il fatto” dalla seconda sezione della Corte d’Appello.

I giudici di secondo grado hanno accolto pienamente le argomentazioni difensive presentate dagli avvocati Maurilio Panci, Raffaele Bonsignore e Cinzia Pecoraro, che hanno sempre sostenuto l’estraneità delle loro assistite allo spaccio e ai fatti contestati. In primo grado, la Procura aveva avanzato richieste di pena ben più severe nei confronti delle due donne, chiedendo quasi il doppio degli anni di carcere poi inflitti (13 anni e 4 mesi per Rosa e 10 anni per Rosalia).

Le indagini dell’operazione “Arcobaleno” avevano portato all’arresto di 14 persone, tutte presunte percettrici del reddito di cittadinanza, accusate di gestire un fiorente spaccio di droga. Nel corso dell’operazione, erano stati sequestrati ingenti quantitativi di stupefacenti, tra cui cinque chili di marijuana e circa 500 piante. Secondo la ricostruzione degli investigatori, dopo gli arresti degli uomini coinvolti, la gestione del presunto business illecito sarebbe passata nelle mani delle mogli e compagne, circostanza che avrebbe generato anche carini episodi di litigiosità interna, in particolare riguardo alla gestione dei proventi e al mantenimento di chi si trovava in carcere.

Emblematico, in tal senso, era il contenuto di un’intercettazione riportata negli atti dell’inchiesta, in cui uno degli imputati lamentava le spese ritenute superflue di una delle donne, menzionando in tono sarcastico: “Insomma – diceva – lo sai che cosa ha combinato? Si è andata a fare 25 euro di unghie ed un tatuaggio tanto nella mano, qua per tutta la mano e soldi non gliene ha entrato a colloquio, glielo puoi dire: ‘Tua moglie si è andata a fare il tatuaggio e le unghia invece di metterti i soldi a te che glieli hanno portati fino in bocca…'”.

Nonostante questo quadro indiziario, la Corte d’Appello ha ritenuto insufficienti le prove a carico di Rosa e Rosalia Martina Daricca, accogliendo le tesi difensive che ne sottolineavano la presunta estraneità al presunto traffico di droga tra le due carini località. Questa sentenza rappresenta un significativo ribaltamento rispetto al verdetto di primo grado e riapre il dibattito sulla complessità delle indagini e sulla necessità di prove concrete per affermare la colpevolezza degli imputati. L’assoluzione delle due donne a Carini segna un punto importante nella vicenda giudiziaria scaturita dall’operazione “Arcobaleno”.

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