Partinico, bimbo con febbre alta e niente pediatra al Pronto Soccorso

PARTINICO – Un bambino di due anni con la febbre a 40 gradi e un pronto soccorso privo di servizio pediatrico durante le ore notturne. È l’ennesimo episodio che riaccende i riflettori sulla crisi della sanità territoriale in Sicilia. A raccontarlo è Alessia Gaglio, giovane madre residente a Partinico, che nella notte tra giovedì e venerdì si è recata al pronto soccorso dell’ospedale Civico per un’urgenza pediatrica. «Quando sono arrivata – denuncia – mi è stato detto che di notte non c’è il pediatra. Mio figlio aveva la febbre altissima, era agitato e in evidente difficoltà. È normale che in un ospedale che serve oltre centomila persone non ci sia un medico per i più piccoli dopo una certa ora?».
La vicenda ha suscitato immediate reazioni. Il sindaco di Partinico, Pietro Rao, ha preso posizione, definendo “inaccettabile” il vuoto assistenziale in una struttura sanitaria che dovrebbe servire un bacino di almeno 200 mila abitanti. «Come cittadino e padre prima ancora che come sindaco – ha affermato – non posso che comprendere e condividere la frustrazione di tanti genitori. Un ospedale non può spegnere la luce su un servizio così essenziale solo perché cala la notte».
In risposta alla situazione, il primo cittadino ha annunciato misure concrete: dal primo luglio saranno operativi due nuovi medici pediatri, assegnati al nosocomio partinicese per rafforzare l’organico. Entro fine mese, ha aggiunto Rao, è atteso anche l’ingresso di altri specialisti, che dovrebbero consentire una copertura continua del servizio pediatrico, superando l’attuale interruzione notturna.
«Ci auguriamo che questa nuova fase – ha detto – segni una svolta nella qualità dell’assistenza. Voglio ringraziare chi, come la mamma protagonista di questo episodio, ha avuto il coraggio di segnalare una carenza: le denunce costruttive aiutano le istituzioni a intervenire con prontezza».
Il caso di Partinico è solo l’ultimo di una serie di episodi che evidenziano la fragilità del sistema sanitario nelle aree periferiche dell’isola, dove la carenza cronica di personale e risorse mette quotidianamente a dura prova i diritti fondamentali dei cittadini. In attesa dei nuovi arrivi annunciati, le famiglie continuano a fare i conti con un servizio pubblico che, soprattutto nelle ore notturne, si rivela spesso inadeguato di fronte alle esigenze più urgenti.



