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Rosa Nero

Palermo beffato a Mantova.

I rosanero dominano per un tempo con un calcio scintillante e il gol di Ceccaroni, poi l’inspiegabile ritirata. Marras punisce l’atteggiamento rinunciatario, Joronen sorpreso dalla distanza.

Ci sono pareggi che scivolano via anonimi e pareggi che, invece, lasciano in bocca il retrogusto amaro delle occasioni gettate al vento. Quello del “Martelli” appartiene decisamente alla seconda categoria. Il Palermo lascia a Mantova due punti pesantissimi nel confuso epilogo di una gara dai due volti, mancando l’aggancio psicologico e numerico alle zone nobili della classifica per avvicinare il Monza. Il dardo scoccato da Marras dai venticinque metri, che ha sorpreso uno Joronen fino a quel momento spettatore non pagante, può essere archiviato come un episodio casuale, una fatalità balistica; tuttavia, sarebbe miope non leggervi la punizione divina – o calcistica – per una squadra che, nell’ultima porzione di gara, ha colpevolmente smesso di essere se stessa, rinunciando a giocare per proteggere un tesoretto troppo esiguo.

Eppure, l’incipit del match aveva raccontato una storia ben diversa, quasi una sinfonia tattica orchestrata da Pippo Inzaghi. La scelta di puntare su Vasic per il dopo-Brunori si è rivelata, almeno inizialmente, una mossa scacchistica vincente, lasciando Le Douaron in panchina e garantendo quella profondità che ha mandato in tilt i meccanismi difensivi lombardi. L’approccio dei rosa è stato veemente, lucido, autoritario: pronti via e Ranocchia ha subito suonato la carica sfiorando la traversa. Il vantaggio, giunto poco dopo, è stato un saggio di intelligenza collettiva, una triangolazione che ha nobilitato il gioco del calcio: l’apertura visionaria di Palumbo, la corsa a testa alta di Vasic e il tocco sotto misura di Ceccaroni, difensore trasformatosi per un istante in centravanti di razza, a scaricare un sinistro potente sotto la traversa. Un 1-0 che sembrava il preludio al dominio.

Il primo tempo si è chiuso con la sensazione di un Palermo padrone assoluto del campo, capace di arginare la frenesia del Mantova de di sfiorare il raddoppio con Pohjanpalo e Ranocchia, fermati solo da un Bardi in versione saracinesca. Nemmeno l’infortunio dell’arbitro e l’ingresso del quarto uomo, il palermitano Giuseppe Mucera, hanno rotto il ritmo di una squadra che ha mostrato muscoli e cervello, con Segre a fare da diga e Augello spina nel fianco sulla sinistra. Si è andati al riposo con la certezza che, continuando su quel binario, i tre punti sarebbero stati una logica conseguenza.

Nella ripresa, però, la luce si è affievolita progressivamente fino a spegnersi. Dopo un’occasione mancata da Palumbo in avvio, Inzaghi ha deciso di cambiare spartito e melodia è diventata stonata. Le sostituzioni, pensate per blindare il risultato, hanno finito per sgretolare le certezze acquisite: fuori la qualità di Palumbo e Ranocchia, dentro la legna da ardere a centrocampo. Il Palermo ha abbassato pericolosamente il baricentro, invitando il Mantova a nozze. La filosofia del “primo non prenderle”, che al Barbera aveva fruttato vittorie sofferte, stavolta ha presentato il conto. E il conto è stato salato: il gol di Marras e l’errore clamoroso nel finale di Giovane – subentrato a Segre e autore di una conclusione strozzata da ottima posizione – sono l’istantanea di una rosa corta che lascia più di un interrogativo.

La trasferta di Mantova dimostra l’urgenza che non può più essere rimandata: il mercato. È evidente che questa rosa presenta lacune strutturali preoccupanti, specialmente nelle cosiddette “seconde linee”. Il divario tecnico tra i titolari e chi è chiamato a subentrare dalla panchina è una voragine che Inzaghi non può colmare con la sola tattica. Giovane, per citare l’epilogo, è l’emblema di un organico che fatica a mantenere alto il livello quando i protagonisti tirano il fiato; un giocatore che, a onor del vero, faticherebbe a trovare spazio persino in Serie C, si è trovato a gestire il pallone del possibile ko. Se l’obiettivo è davvero quello di braccare le prime due della classe, non si possono perdere punti per strada in questo modo e non si può sperare di vincere gli scontri diretti con le armi spuntate. La società deve intervenire subito, senza indugi: servono rinforzi di categoria superiore, pronti all’uso, capaci di fare la differenza in campo. Altrimenti, la rimonta resterà solo una bellissima illusione.

Palermitano, classe '73, Simone è l'esperto IT di Mediartika e co-fondatore di Media Post Network. Alla competenza tecnica nel campo dell'informatica e dei media digitali, unisce la passione per la scrittura, dilettandosi a raccontare soprattutto il mondo dello sport, con un occhio di riguardo per il calcio. Proprio dalla sua prospettiva informata e dalla sua curiosità trae ispirazione per commentare non solo eventi sportivi, ma anche per condividere opinioni e riflessioni sulla Sicilia e sull'attualità in generale.

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