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Morte di Simona, la Procura smentisce: “Vestiti e alcol sequestrati”

Termini Imrerese, pluripregiudicato con 10 condanne, non andrà in galera. La sentenza è stata emessa dal giudice Claudia Camilleri.

Il corpo di Simona Cinà era sul fondo della piscina, in un angolo buio, lontano dalla festa. I suoi vestiti non erano spariti, ma sotto sequestro. E le bottiglie di alcolici c’erano. A due giorni dalla tragedia nella villa di Bagheria, la Procura di Termini Imerese interviene per mettere i primi, fermi paletti in un’indagine avvelenata da dubbi e dal dolore, smentendo alcuni dei misteri più angoscianti sollevati dalla famiglia della vittima.

In una nota ufficiale, gli inquirenti chiariscono i punti più controversi. Innanzitutto, gli abiti di Simona: la maglietta verde e la minigonna in jeans che indossava sono stati regolarmente repertati e sequestrati dai Carabinieri intervenuti, motivo per cui i familiari non li hanno trovati sulla scena. Viene smentita anche la presunta sparizione delle bevande alcoliche: le forze dell’ordine affermano di aver rinvenuto e sequestrato numerose bottiglie e bicchieri nell’area bar. Allo stato attuale, sottolinea la Procura, “non vi sono elementi in ragione dei quali ipotizzare che taluno abbia alterato la zona”.

Dalla ricostruzione ufficiale emerge anche un dettaglio finora sconosciuto e cruciale: il disperato tentativo di alcuni amici di salvarla. Il corpo della ventenne è stato notato sul fondo della piscina intorno alle 4 del mattino, in una zona distante e scarsamente illuminata. A quel punto, “almeno due ragazzi si sono immediatamente tuffati” per recuperare Simona e praticarle le manovre di rianimazione, in attesa dell’arrivo dei soccorritori. Un quadro che contrasta con l’immagine di un gruppo di giovani passivo e silenzioso e che gli inquirenti definiscono “collaborativo”.

Mentre si attende l’esito dell’autopsia, fissata per giovedì, che sarà fondamentale per accertare le cause del decesso, la Procura lancia un appello alla cautela, auspicando che “non vengano più diffuse informazioni non veritiere”. Un modo per proteggere l’indagine e permettere agli investigatori di concentrare ogni energia su un unico obiettivo: dare alla famiglia di Simona l’unica cosa che ora chiede, la verità.

Nata nel cuore pulsante della Sicilia, Simona Di Salvo, 32 anni, si sta rapidamente affermando come una delle voci più promettenti del giornalismo locale nel vibrante territorio che si estende da Bagheria fino a Cefalù, conosciuto come la Costa d'Oro della provincia di Palermo. Con una penna acuta e un'innata curiosità, Simona collabora attivamente con la rete di magazine e quotidiani Media Post Network, portando alla luce storie, cronache e approfondimenti che toccano l'anima di questa affascinante area.

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