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La Stranezza e Spider-Man: No Way Home

La Stranezza e Spider-Man: No Way Home
La Stranezza e Spider-Man: No Way Home

La Stranezza e Spider-Man: No Way Home cosa ci fanno nello stesso titolo di un articolo?

Ci fanno, ci fanno… infatti entrambi sono stati premiati il 30/11 con i Biglietti d’Oro, assegnati dall’ANEC, nell’ambito della 45esima edizione “New Challenges, together!”, ai film che, secondo il campione Cinetel , hanno venduto più biglietti nella stagione 2021-2022.

Il curioso caso di un film italiano, particolare come La Stranezza e di Spider-Man: No Way Home, mega produzione internazionale Marvel, costato milioni di dollari, con una colossale campagna pubblicitaria, risultati entrambi campioni d’incassi nello stesso anno.

E’ raro che critica e gusti del pubblico siano così felicemente allineati, specialmente su film nostrani. Eppure, anche se siamo invasi da blockbuster statunitensi e molti li vedo anche io, quando un’opera italiana colpisce per bellezza e originalità si accende un passaparola inarrestabile che la porta ad essere premiata anche a livello di botteghino.

La Stranezza è un film veracemente siciliano. Il regista è palermitano e il film è dedicato a Leonardo Sciascia che fu il suo mentore. Uno dei personaggi principali è Pirandello che nel film va a trovare per il compleanno Giovanni Verga. Ci sono intercalari in siciliano stretto che ti fanno morire “arridendo” anche se non li capisci perfettamente.

Anche lo sperduto paesino siciliano dove è ambientata la vicenda, con la complicità delle scenografie di Giada Calabria e della fotografia di Maurizio Calvesi, mozza il fiato per la decadente bellezza di alcune zone della Sicilia dei primi del ‘900 che tutt’ora puoi ritrovare addentrandoti fuori dalle tratte turistiche.

Grande merito va riconosciuto al regista, Roberto Andò (classe 1959) scrittore, sceneggiatore e regista teatrale che, forse proprio per il suo percorso ibrido, è riuscito con una serie di scatole cinesi a portare al cinema la magia del teatro, tra dramma e commedia, unita ad un cast eccezionale nella sua interezza. Citando Andò “è un film sull’ispirazione, sul teatro, sulla letteratura, ma soprattutto sulla vita che, come intuì Pirandello, non è mai ciò che appare”.

In bilico tra realtà storica e invenzione, il film narra del ritorno nel 1920 a Girgenti di Luigi Pirandello. L’occasione è l’ottantesimo compleanno di Giovanni Verga e la morte della sua amata balia. Al funerale Pirandello incontra due becchini, Nofrio e Bastiano, che si occupano della sepoltura e che in un primo momento non lo riconoscono.

Il Maestro, in piena crisi creativa, tormentato dalla malattia della moglie e da incubi sui personaggi della sua ultima opera interrotta Sei personaggi in cerca d’autore, trova sollievo nell’amore ingenuo per il teatro dei due becchini e della loro sgangherata compagnia teatrale, formata da vere e proprie maschere della commedia dell’arte, a tratti talmente grottesche da essere così umanamente reali.

Toni Servillo, ormai una certezza per registi e pubblico, caratterizza il suo Pirandello in maniera magistrale: malinconico, preda delle sue ossessioni, dello spettro del fallimento e impaurito dalla morte. Una lieta sorpresa, sono stati Ficarra e Picone, in quanto li ho sempre ritenuti di una comicità scarsa e datata. In questo gioiellino di film sono semplicemente perfetti nell’interpretare i due becchini, passando dal registro comico a quello drammatico con apparente semplicità.

Nel 1929 Pirandello pubblica sul Corriere della Sera l’articolo Se il film parlante abolirà il teatro. “Il teatro intanto, … , può star tranquillo e sicuro che non sarà abolito, per questa semplicissima ragione: che non è lui, il teatro, che vuol diventare cinematografia, ma è lei, la cinematografia, che vuol diventare teatro;”.

Secondo voi cosa ne avrebbe pensato il Maestro Luigi Pirandello de “La Stranezza”?

Alessia M. Garzia

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