Serviva gettare acqua sul fuoco per tentare di ricucire la più grande frattura con la tifoseria dai tempi di Zamparini (che, a differenza del CFG, poteva contare su un passato di campioni e inequivocabili successi), e invece il buon Galassi ha peggiorato la situazione, soffiando sul fuoco. Evidentemente la sua scarsissima conoscenza di Palermo e della palermitanità ha giocato un ruolo determinante. Nessuno avrà spiegato al manager modenese che la negazione dell’evidenza e la messa in ridicolo del popolo palermitano sono i peggiori degli affronti possibili. Fra detto esplicitamente e sottinteso, questo è il significato profondo dell’intervista rilasciata al Giornale di Sicilia alla vigilia del preliminare dei play-off di Serie B contro la Juve Stabia.
Il membro italiano del board del CFG si rivolge alla tifoseria rosanero come a un corpo senza cervello e poco lungimirante. La società sa quello che fa, sta facendo bene, ha ambiziosi progetti a medio e lungo termine, mentre il tifoso agisce di pancia, questo il succo della sua intervista. Niente di più falso, perché la tifoseria rosanero ha mostrato una pazienza infinita, restando al fianco della squadra e della società fin dalla rifondazione, nonostante i risultati siano sempre stati inferiori alle aspettative, al blasone del calcio palermitano e alla quinta città italiana e ponte tra i popoli del Mediterraneo per migliaia di anni. Escludendo il mese magico dei play-off di Lega Pro, quando Baldini – il primo a sbugiardare le vere intenzioni di questi signori – creò il clima magico che ci fece centrare la promozione in Serie B, i risultati dal 2019 a oggi sono sempre stati deludenti e le promesse vane. Se la parte più calda del tifo rosanero, che per sei anni ha ingoiato bocconi amari, protesta in modo composto e civile perché è stanca di arroganza, presunzione e freddezza, non lo fa con la pancia, ma dopo un lungo e travagliato cammino costato sacrifici e amarezza che va rispettato.
No, signor Galassi, non conosce troppo bene la Sicilia e i siciliani. Siamo facili da colonizzare, è vero, lo dice la nostra storia; ma la stessa, se letta con l’attenzione che merita, dice anche che siamo impossibili da dominare. La sua minaccia di lasciare Palermo, che io avverto come l’epifania di un futuro auspicabile, otterrà l’opposto di ciò che si aspetta. Toccati nell’orgoglio, minacciati e trattati con spregio, non ci metteremo ad elemosinare il suo piatto di lenticchie; ma, con la cortesia e la civiltà che ci contraddistinguono, piuttosto le apriremo la porta per far accomodare fuori da casa nostra lei, i catalani, gli inglesi e lo sceicco. Nella comunione tra la città, la sua curva e la nostra storia, supereremo anche voi: è solo questione di tempo, che in fondo anche i siciliani sanno fare calcio, come dimostrato proprio a Bologna, a poche decine di chilometri da casa sua, dalla sua storia e dalla sua squadra del cuore: Il Modena.



