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Due anni di Covid e ancora siamo agli ospedali da campo

Il 21 di Gennaio saranno trascorsi due anni da quel primo caso Covid Positivo a Codogno, in provincia di Lodi. Da allora l’Italia da modello virtuoso da imitare si è trasformata in paese colabrodo, disaggregato, allo sbando e con una classe politica inadatta e irresponsabile. Dalla riapertura del 4 maggio in avanti un fallimento dietro l’altro, con le classiche mezze decisioni all’italiana. Eppure le cose da fare sarebbero state piuttosto semplici, sarebbe bastato il 10% delle risorse del PNRR per costruire un sistema ospedaliero in grado di affrontare la pandemia e contemporaneamente cominciare a far funzionare la medicina territoriale. Bene dopo due anni, in Sicilia, ci ritroviamo con gli ospedali da campo messi pure peggio di 2 anni fa, quando la pandemia ci aveva appena sfiorato, i reparti covid senza posto e i medici curanti con il telefono staccato.

Bisognava vaccinare l’80% della popolazione, non in 8 mesi come se avessimo dovuto affrontare un nemico che avanzava lentamente a ridosso del confine, ma fare come Israele e metterci la metà del tempo anticipando le varianti e  riuscendo a tenere il tasso di letalità allo 0,5% contro il nostro 2%. Insomma che la situazione sia precipitata è ormai cosa accertata, sembrano non accorgersene soltanto a Palazzo Chigi. Dove in ambito sanitario continuano a prendersi decisioni non decisioni, frutto di impossibili mediazioni politiche tra un’ultra destra di ideologia fondamentalmente spartana: liberi tutti chi vive vive chi muore muore, come in Ungheria o Brasile e un campo democratico che rimane aggrappato al governismo fine a se stesso.

Due anni di tempo sprecati da una politica aggrappata al potere che sa solo scaricare responsabilità: I sindaci sui presidenti di Regione, i Presidenti di regione sul Governo Nazionale, i Partiti che governano gli uni sugli altri e Mario Draghi non pervenuto. Ma se due anni fa abbiamo lasciato gli ospedali al collasso, i medici di base attori disarmati per affrontare una pandemia di tale portata e le ambulanze in fila davanti ai pronto soccorso ed oggi abbiamo la stessa identica situazione qualcuno avrà delle responsabilità? Non è dato saperlo è perfino sparito il ministro della salute, mera comparsa che sottoscrive decisioni altrui.

Ed oggi a tre giorni dalla folle riapertura delle scuole il tasso di positività sale al 22%. Famiglie già provate con la rabbia di chi si appresta ad andare al patibolo, Sindaci disperati che chiedono di posticipare l’apertura ai presidenti di regione, che lo chiedono al ministro dell’istruzione, che lo chiede a Mario Draghi, che isolato nel suo dorato silenzio sembra dirci di stare tranquilli che la tempra italica ci salverà.

Simone Di Trapani – Palermo Post

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