Sicilian Tour Sicilian Tour Pubblicità
Breaking News
Rosa Nero

Designato La Penna per Sudtirol-Palermo. Siamo alla follia

Affidare Sudtirol–Palermo a Federico La Penna è molto più che una cattiva idea: è un esperimento di psicologia di massa travestito da normale prassi federale. È pretendere che la memoria collettiva si comporti come un VAR capace di cancellare le immagini scomode: la finale di Frosinone del 2018, il rigore che nasce e poi si dissolve, i palloni seminati in campo come mine antipersona, l’invasione prima del fischio. Si chiede a un popolo sportivo di entrare in campo già con il sospetto in gola, e allo stesso arbitro di partire dentro una camera anecoica che non esiste. È pura follia organizzativa.

Qui non c’è un tribunale della Santa Inquisizione, né la voglia di crocifiggere un uomo. C’è, semmai, l’ABC della prevenzione dei conflitti. La designazione non è un atto notarile: è una scelta politica nel senso alto, capace di disinnescare o incendiare. E se c’è un incrocio che brucia, lo si evita. Non per punizione, ma per igiene istituzionale. Perché Sudtirol–Palermo deve essere una partita, non un rito apotropaico contro i fantasmi.

Il nodo non è solo emotivo: è biografico. La Penna porta nel suo curriculum una ferita che non si rammenda con un comunicato. Nel 2021 è stato sanzionato per il caso rimborsi, sospensione lunga e pesante, poi ridotta in appello; nel 2022 è rientrato. La giustizia sportiva ha fatto il suo corso, bene. Ma la giustizia non cancella il portato simbolico, e il simbolico nel calcio è sostanza. Lo si è visto ancora di recente: basta pronunciare il suo nome perché esplodano polemiche a catena, sanzioni per “giudizi lesivi”, risse lessicali che divorano il gioco. È un campo magnetico che una designazione accorta dovrebbe evitare, non alimentare.

Fateci caso: in tutti gli sport che hanno imparato a rispettarsi, le figure di garanzia si proteggono con scelte sobrie. Si tolgono dal tavolo gli “accenditori”, si cambiano arbitri quando l’ambiente è saturo, si pratica la prudenza come metodo. Da noi, invece, si confonde la neutralità con la temerarietà: si spinge un direttore di gara dentro un’arena dove ogni fischio sarà percepito come prova a carico o a discarico della sua storia. È ingiusto per il Palermo, certo. Ma è ingiustissimo anche per La Penna, condannato a dirigere sotto la lente deformante del sospetto preventivo.

“Un arbitro non può essere prigioniero del passato”, dirà qualcuno. Vero. Ma il passato, quando diventa contesto, non si liquida con la retorica del “si volta pagina”. Il passato si governa. E governarlo, qui, significa adottare linee guida minime: evitare incroci a rischio elevato per un congruo periodo; privilegiare profili che non polarizzano; rendere pubblici i criteri, perché l’opacità è sempre benzina. Non è resa al tifo: è un atto di responsabilità verso tutti gli attori. Se poi l’episodio dubbio arriverà — e nel calcio arriva sempre — almeno nessuno potrà dire che lo scenario fosse stato apparecchiato.

C’è anche un’altra cosa da chiarire. Palermo non chiede immunità, chiede leggerezza: che domenica il campo non debba portarsi sulle spalle il peso di un romanzo criminale che non gli appartiene. Chiede che un contatto sia un contatto, non un referendum. Che il cronometro misuri il tempo della partita, non quello del rancore. E che l’errore — umano, inevitabile — non nasca già marchiato come replica di una condanna. Questo si ottiene togliendo micce, non lasciandole vicino al fiammifero.

Cambiare designazione non è un torto a La Penna. È un favore al gioco. È permettere a un arbitro di lavorare senza la maledizione del déjà vu, a due squadre di misurarsi senza sovratitoli, a una Lega e a un’AIA di mostrare maturità vera invece di spacciarla a parole. Il coraggio non è sfidare la realtà: è riconoscerla e agire di conseguenza. Se vogliamo che Sudtirol–Palermo sia una gara e non un processo, la scelta è una sola: restituire la partita all’erba, non alla psiche. Tutto il resto è rumore bianco, e il calcio merita silenzio operativo, non romanticismo suicida.

Palermitano, classe '73, Simone è l'esperto IT di Mediartika e co-fondatore di Media Post Network. Alla competenza tecnica nel campo dell'informatica e dei media digitali, unisce la passione per la scrittura, dilettandosi a raccontare soprattutto il mondo dello sport, con un occhio di riguardo per il calcio. Proprio dalla sua prospettiva informata e dalla sua curiosità trae ispirazione per commentare non solo eventi sportivi, ma anche per condividere opinioni e riflessioni sulla Sicilia e sull'attualità in generale.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.