Caronia: Noi Moderati nel centrodestra ma fuori dalla giunta Lagalla

La deputata regionale chiarisce la posizione del partito e critica la coalizione di maggioranza a Palermo
Palermo – Marianna Caronia, deputata regionale di Noi Moderati, ha voluto mettere nero su bianco la collocazione politica del suo partito, rispondendo a chi chiede da che parte stia. La sua dichiarazione arriva in un momento di forte tensione all’interno della coalizione che sostiene il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.
Caronia ha sottolineato che Noi Moderati è e resterà nel centrodestra, ma ha voluto precisare che il sostegno non è incondizionato: il partito starà con il centrodestra quando governerà bene, rifiutando accordi sottobanco e dando risposte concrete ai problemi della città. Un messaggio chiaro, che suona come una presa di distanza dall’attuale gestione di Palazzo delle Aquile.
La deputata ha usato parole dure per descrivere la maggioranza che appoggia Lagalla, definendola un ‘arcobaleno’ di forze politiche dove non si capisce più chi sia espressione civica, chi venga dalla sinistra e chi rappresenti un centrodestra ormai privo di identità. Una coalizione che, secondo Caronia, sarebbe più impegnata a spartirsi poltrone nelle partecipate che a risolvere i problemi dei cittadini.
Proprio sulla gestione dei servizi essenziali, la parlamentare ha voluto fare alcuni esempi concreti: la raccolta dei rifiuti, i trasporti e l’illuminazione pubblica sarebbero in grave difficoltà, mentre la politica sarebbe distratta da giochi di potere. Caronia ha anche criticato la mancanza di programmazione, citando il caso delle aule scolastiche: ci si accorge solo all’inizio dell’anno che sono troppo calde, e probabilmente ci si accorgerà in inverno che sono troppo fredde, senza interventi strutturali per gli studenti.
La conclusione di Caronia è netta: Noi Moderati ha le mani libere da qualsiasi condizionamento e non intende partecipare a quella che definisce una ‘maggioranza arlecchino’. La città, secondo la deputata, sta attraversando una fase di grande sofferenza e per uscirne serve un cambiamento radicale, con una classe dirigente diversa, sia nella testa che nelle gambe.



