Doppio sguardo a Palazzo Abatellis, Canzoneri e Leone insieme

Prima esposizione congiunta per i due artisti, in dialogo con il Trionfo della Morte
Per la prima volta le opere di Michele Canzoneri e Rossella Leone si trovano nella stessa sala, senza filtri affettivi, a confrontarsi con il simbolo della Galleria regionale di Sicilia: il Trionfo della Morte. Succede a Palazzo Abatellis, in via Alloro 4, dove è stata allestita la mostra Doppio sguardo, curata dal teologo Sergio Catalano e voluta dalla direttrice Maddalena De Luca. L’esposizione resterà aperta fino all’8 dicembre 2026.
Il percorso espositivo accosta una selezione di lavori dei due artisti, compagni nella vita e nella ricerca, tra cui un pezzo inedito di Canzoneri. Il sostegno arriva dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana e dalla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista.
Al centro della riflessione ci sono temi di ampio respiro: il tempo, la memoria, l’inquietudine e la lettura del presente. Ma è soprattutto il confronto con l’affresco trecentesco a dare senso all’operazione. Canzoneri lo frequenta da quando era studente all’Istituto d’Arte di piazza Marina: davanti a quell’immagine, ha spiegato, non sente il bisogno di altro. Per lui e per Leone la Galleria è diventata, con gli anni, un prolungamento dello studio. È la prima volta, ha aggiunto l’artista, che le loro opere dialogano da sole, in uno spazio sospeso, mentre fuori si consumano tragedie non dipinte.
Leone, che da sempre lavora su caduta, violenza e ferite del contemporaneo, porta in mostra lavori realizzati tra il 2003 e il 2016. Tra questi il gruppo-installazione Ercole e l’Amazzone, venti altorilievi in resina ispirati alla metopa del Tempio E di Selinunte, i Canopi urbani, gli acquerelli In caduta e Spasmo, fino a Rosso di piombo. Materiali diversi — carta di cotone, alabastro, vetro — per una ricerca che punta sulla potenza del colore e sul bianco come cifra personale.
Il preside della Facoltà teologica, Vito Impellizzeri, ha letto l’esposizione come un incrocio di sguardi diversi sul vivere e sul morire, da cui emerge una tensione alla rinascita. La mostra, ha osservato la direttrice De Luca, non sovrappone una produzione all’altra: piuttosto moltiplica le visioni e invita chi guarda a cercare la luce dentro la ruvidità della ferita.



