Basta furbe ipocrisie. Quegli sfottò non erano per Vasić

Basta con l’ipocrisia e le prese di distanza da chi ieri ha applaudito ironicamente all’entrata in campo di Vasić. I tifosi rosanero meritano il rispetto che in questi tre anni non hanno avuto, soprattutto da chi si ricorda di loro solo nel momento di battere cassa. Palermo è una piazza passionale, che fino a ieri per tre lunghi anni ha sostenuto con cuore e sacrifici una squadra ed una società che in cambio ha dato solo delusioni in campo e presuntuosa arroganza fuori dal campo. I tifosi rosanero avevano firmato una cambiale in bianco a Mirri prima e al City Football Group successivamente, con una sola richiesta: il Rispetto per la propria passione.
E ieri ad essere stata calpestata non è stata la professionalità di un calciatore ventenne, che, non ce ne voglia, non ha mai brillato più di tanto in campo da quando è approdato in rosanero, ma piuttosto la passione di migliaia di tifosi. Contrariamente a quanto affermato superficialmente da Osti e Dionisi e ripreso da tanti e tante, gli “Olè” e gli applausi ironici non erano un segno di scherno verso Vasić, ma erano chiaramente diretti a Dionisi. Un applauso ironico, una protesta tra le proteste, per sottolineare ancora una volta l’insistenza dell’allenatore nel riproporre lo stesso copione recitato a memoria partita dopo partita. Una forma di dissenso, dunque, non verso il singolo calciatore, ma verso la miopia tattica e gestionale, che tante volte ha danneggiato la squadra in campo.
Anzi, per i tifosi rosanero, Aljosa Vasić non è che la vittima sacrificale di una gestione tecnica che penalizza prima di tutto lui, costretto a giocare settimana dopo settimana entrando negli ultimi minuti e sempre fuori dal suo ruolo: una settimana terzino, quella successiva prima punta o difensore centrale. In questo campionato, da subentrante, ha ricoperto praticamente tutte le posizioni del campo, tranne il portiere. Primo segno della confusione mentale di un allenatore dall’Ego smisurato, ormai inviso – lui sì – a tutto il popolo rosanero. Il problema non è e non è mai stato Vasić. Il problema è chi lo fa giocare senza criterio, e questo ieri al Barbera era chiaro a tutti, ma Osti e Dionisi hanno pensato bene di creare ad arte il caso Vasić, evitando di affrontare la questione più spinosa. Quel “The End” sotto le facce di Dionisi e Gardini, loro non capri espiatori ma reali artefici della rottura tra il Palermo FC e il suo popolo, cosa che va ben al di là dei risultati in campo e che ha a che fare con lo spregio che questi due individui hanno sempre mostrato per la tifoseria e la città.
È vero che una Società sportiva appartiene a chi ne detiene le quote e può farci quello che vuole. Il calcio azienda moderno è questo, e in Italia siamo ben lontani dal protagonismo che i tifosi hanno, per esempio, in Sud America. Ma è anche vero che questo Palermo è nato per volontà popolare, un titolo sportivo regalato dalla politica locale ad un imprenditore sulla spinta di una tifoseria che acclamava “il Palermo ai palermitani”, per finire poi nella prima multinazionale del pallone.
Quanto a Vasić, gli auguriamo le migliori fortune con questa o con un’altra maglia, perché è un giovane professionista serio e di buone prospettive, ma è indubbio che lui, come tantissimi altri investimenti economici importanti, si è svalutato, anche se non del tutto per colpe non sue.




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