Raccomandate non consegnate e code infinite: l’odissea estiva alle Poste di Carini

“È una vergogna, semplicemente una vergogna. Siamo qui da ore, ammassati con questo caldo, per un servizio che dovrebbe essere garantito a domicilio. Invece di consegnare le raccomandate, lasciano l’avviso e ci costringono a questa processione. E per cosa? Per trovare un solo sportello aperto. È una mancanza di rispetto per i cittadini”.
Lo sfogo, carico di rabbia e sudore, è quello di un cittadino di Carini, ma potrebbe essere quello di decine di altre persone costrette a un’odissea quotidiana presso l’ufficio postale della città. La situazione, esplosa con il caldo agostano, è il risultato di un doppio disagio che sta mettendo a dura prova la pazienza dei residenti: da un lato, un servizio di consegna che non funziona come dovrebbe; dall’altro, un ufficio sotto organico che non riesce a gestire l’afflusso di utenti, scatenando scene di autentico delirio.
La radice del problema, secondo quanto denunciato da numerosi cittadini, risiede in una pratica ormai consolidata da parte dei portalettere, soprattutto nelle zone più periferiche. I postini avrebbero smesso di effettuare la consegna diretta delle raccomandate, limitandosi a lasciare l’avviso di giacenza nella cassetta delle lettere. Un disservizio che costringe l’intera utenza a convergere sull’ufficio postale centrale.
Qui, però, si apre il secondo capitolo del calvario. Ad attendere gli utenti c’è una scena che si ripete ogni mattina: una folla esasperata e un personale insufficiente. Tra le storie più toccanti, quella di una signora scoppiata in lacrime, consolata da altri utenti in attesa. La sua colpa? Dover ritirare una raccomandata, un’operazione che le è costata due ore di assenza da casa, dove ha dovuto lasciare da solo il padre novantenne. Ma il disagio non è solo una questione di tempo e angoscia. C’è chi, a causa delle file interminabili, ha visto sfumare impegni improrogabili, come l’appuntamento in Questura per il rinnovo del passaporto, non riuscendo a pagare in tempo il bollettino richiesto.
La rabbia dei presenti si è riversata inevitabilmente contro la gestione dell’ufficio. “Nessuno qui sa fare il suo lavoro”, mormora un uomo, mentre la discussione si anima e le lamentele diventano un coro. “Ho perso mezza giornata di lavoro”, racconta un altro, “per ritirare una comunicazione che doveva arrivarmi a casa. Ora sono qui, in un girone dantesco, e vedo persone che non possono nemmeno pagare le utenze. È un’interruzione di pubblico servizio”.
La frustrazione è palpabile e la richiesta dei cittadini è chiara: “vogliamo semplicemente che Poste Italiane eroghi i servizi per i quali ha competenza praticamente esclusiva”.



