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Quel che funzionava è stato smantellato: il paradosso amministrativo che affonda la formazione

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In un Paese normale, ciò che funziona si consolida, si migliora, si rafforza. In Sicilia, invece, accade spesso il contrario: si smonta l’efficiente per far posto all’inefficiente, si cancella l’esperienza per rincorrere l’improvvisazione. E così oggi, 15 settembre 2025, ci ritroviamo con la formazione professionale regionale paralizzata da un collasso informatico annunciato, figliastro diretto di un cambiamento tanto arbitrario quanto irresponsabile.

La vicenda dell’avviso 7 è ormai il simbolo di questo cortocircuito. Eppure, la prima versione del bando, così com’era uscita ad aprile, conteneva già tutti gli elementi necessari per assicurare l’attivazione dei corsi in tempi rapidi e senza ostacoli tecnici. La piattaforma utilizzata nella prima finestra aveva dimostrato di saper reggere il peso delle domande, di essere familiare agli operatori e di garantire l’equità nell’accesso alle risorse. I corsi si erano svolti, i fondi erano stati allocati, i disoccupati avevano avuto un’opportunità. Tutto era filato liscio.

Eppure, proprio quel sistema – collaudato, riconoscibile, trasparente – è stato abbandonato senza una motivazione pubblica credibile. Al suo posto, una nuova piattaforma. Fragile, instabile, incapace di reggere il traffico previsto. Due crash consecutivi, a distanza di pochi giorni, hanno inchiodato al suolo oltre 61 milioni di euro già stanziati e gettato nell’incertezza la sorte di altri 70 milioni. Ma il danno non è solo economico: è sociale, culturale, umano.

La domanda, allora, sorge spontanea: perché cambiare ciò che aveva funzionato? Perché mettere le mani su una macchina amministrativa che, per una volta, aveva girato senza incepparsi? Per quale motivo sacrificare la stabilità sull’altare di regole nuove, complicate, affidate a strumenti informatici evidentemente impreparati?

Il sospetto è che a guidare certe scelte non sia stata la volontà di migliorare il sistema, bensì la tentazione – antica e mai del tutto scomparsa – di mettere le mani sul processo, cambiarne le regole, riscrivere gli equilibri. Un’operazione tecnocratica che ha prodotto caos, stallo e opacità.

Nel frattempo, mentre si attende un nuovo calendario, una nuova piattaforma, forse un nuovo avviso, a pagare il prezzo di questo fallimento sono gli imprenditori e i cittadini, disoccupati e inoccupati che aspettavano di formarsi, enti bloccati nell’operatività, territori che rischiano di vedere svanire milioni di euro per colpa di scelte sbagliate e tecnologie inadeguate.

Nel 2025, non è ammissibile che un intero sistema collassi sotto la scure dell’inefficienza di una piattaforma.

Palermitano, classe '73, Simone è l'esperto IT di Mediartika e co-fondatore di Media Post Network. Alla competenza tecnica nel campo dell'informatica e dei media digitali, unisce la passione per la scrittura, dilettandosi a raccontare soprattutto il mondo dello sport, con un occhio di riguardo per il calcio. Proprio dalla sua prospettiva informata e dalla sua curiosità trae ispirazione per commentare non solo eventi sportivi, ma anche per condividere opinioni e riflessioni sulla Sicilia e sull'attualità in generale.

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