Palermo, robot in sala operatoria per l’udito

Al Policlinico Giaccone debutta l’assistenza robotica negli impianti cocleari
Un braccio robotico al fianco del chirurgo, per non sbagliare di un millimetro dentro l’orecchio interno. È la novità appena introdotta al Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, dove l’unità di Otorinolaringoiatria ha eseguito i primi interventi di impianto cocleare con un sistema di assistenza robotica.
La struttura, diretta da Salvatore Gallina, diventa così il primo centro siciliano a utilizzare questa tecnologia nella chirurgia dell’udito. Il sistema non opera da solo: affianca il medico, stabilizza gli strumenti e li tiene fermi nella posizione stabilita, annullando i micro-movimenti involontari della mano. Un dettaglio tutt’altro che secondario quando si lavora su una zona anatomica tanto delicata.
Il Centro di riferimento regionale per gli impianti cocleari, coordinato da Francesco Dispenza, è il reparto che ha adottato il robot. Qui si impianta il cosiddetto “orecchio bionico”, un dispositivo elettronico che restituisce la percezione dei suoni a chi soffre di sordità grave o profonda. L’intervento consiste nell’inserire nella coclea un sottilissimo fascio di elettrodi, con manovre che richiedono estrema accuratezza.
“La coclea è una struttura minuscola e fragile — spiega Dispenza —. L’aiuto del robot nelle fasi più critiche permette di rispettare meglio le strutture dell’orecchio interno”. Gallina aggiunge che la macchina non prende il posto del chirurgo ma ne esalta capacità ed esperienza: “Il risultato nasce dall’incontro tra innovazione e competenza. Per i siciliani significa curarsi con tecnologie avanzate senza lasciare l’isola”.
L’investimento arriva dopo quattro anni di attività intensa: il Centro ha superato quota 100 impianti cocleari, consolidando un’esperienza clinica e chirurgica che oggi si allarga alla robotica.
La direttrice generale dell’azienda ospedaliera, Maria Grazia Furnari, sottolinea il lavoro dell’équipe multidisciplinare che segue il paziente dalla diagnosi all’intervento fino alla riabilitazione uditiva. Per Furnari l’adozione del sistema conferma il ruolo del Policlinico come punto di riferimento regionale nella chirurgia dell’udito e dimostra come ricerca e innovazione possano tradursi in cure più precise.



