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Nulla osta negati: scuole contro famiglie ed enti di formazione

C’è un cortocircuito che rischia di spegnere 500 percorsi di studio e di lasciare a casa 300 lavoratori della formazione in Sicilia. Da giorni Federterziario denuncia lo stesso muro: scuole pubbliche che, forti dell’autonomia e piegate a logiche da “semi-azienda”, non rilasciano i nulla osta necessari agli studenti per trasferirsi nei percorsi di IeFP, legittimamente sostitutivi dell’obbligo scolastico. Risultato: i corsi non partono, gli allievi restano sospesi, gli enti vengono esclusi dalle graduatorie non per qualità progettuale ma per un timbro che non arriva.

Il paradosso è scritto nero su bianco nelle risposte ricevute dagli studenti: «Il nulla osta definitivo sarà rilasciato successivamente all’approvazione degli elenchi e subordinatamente all’ammissione al finanziamento». Peccato che, ricorda Federterziario, l’ammissione al finanziamento è possibile solo se l’ente ha già raccolto i nulla osta. Un serpente che si morde la coda, ma con conseguenze molto concrete: lezioni rinviate, famiglie scoraggiate da trafile infinite, operatori senza certezze.

Qui non è in discussione l’autonomia scolastica, ma il suo uso. Quando il rifiuto del nulla osta diventa prassi, si sconfina. La Costituzione, all’articolo 30, è chiarissima: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». La libertà di scelta educativa è un principio cardine anche dell’articolo 33 (diritto di istituire scuole) e trova declinazione nell’architettura nazionale dell’Istruzione e Formazione Professionale (D.Lgs. 226/2005) e nella L.R. Sicilia 23/2009, che riconosce i percorsi regionali come canale ordinamentale per l’assolvimento del diritto-dovere. Negare o rinviare sine die il nulla osta contraddice quello spirito e, secondo le associazioni di categoria, sfiora l’illegittimità.

La Regione aveva provato a rassicurare: graduatorie provvisorie oggi, nulla osta domani. Ma le ultime comunicazioni degli istituti hanno rialzato la temperatura: «Non è per nulla chiaro», insiste Federterziario, «e a pagare saranno, come sempre, gli allievi e i lavoratori». Nel frattempo, decine di enti restano tagliati fuori non per difetti di qualità o di requisiti, bensì perché alcune scuole statali hanno rifiutato di rilasciare i documenti richiesti dai genitori per trasferire i figli ai corsi professionali.

Sullo sfondo c’è un tema culturale. L’autonomia, nata per responsabilizzare e migliorare l’offerta, rischia di trasformare talune scuole in fortini autoreferenziali: si difende il “proprio” bacino d’utenza, si misura il “successo” in iscritti più che in risultati educativi, si scoraggia chi desidera un percorso diverso. “Una scuola è per sempre”, si dice con amarezza, ma non è un diamante: per troppi ragazzi, quando il nulla osta diventa ostaggio di burocrazie e bilanci interni, si tramuta in prigionia amministrativa.

Eppure la via è semplice e legale: rilasciare in tempi certi il nulla osta alle famiglie che lo chiedono, nel rispetto del loro diritto di scelta; coordinare scuole e enti di formazione su calendari e passaggi; vincolare i bandi a criteri oggettivi (qualità, esiti, inclusione), non a carte che altri possono trattenere. L’amministrazione regionale ha gli strumenti per farlo: una circolare perentoria che chiarisca la natura dovuta del nulla osta, la revisione delle graduatorie dove il diniego abbia inciso, un tavolo tecnico permanente con dirigenti scolastici ed enti per evitare il ripetersi di questa impasse.

Perché qui non si tratta di “concorrenza” tra pubblico e privato, ma di diritti. Di ragazzi che vogliono imparare un mestiere e hanno fretta di cominciare. Di famiglie che chiedono di poter educare, come la Carta fondamentale riconosce loro. E di lavoratori che hanno costruito competenze preziose per la transizione scuola-lavoro. Lasciare tutto appeso a un nulla osta significa, di fatto, prosperare nell’illegalità di fatto: quella delle scelte rimandate, delle responsabilità diluite, dei doveri verso gli studenti trasformati in optional.

La campanella è già suonata. Tocca alla politica — e ai dirigenti — riaprire le porte: alle famiglie, alla libertà educativa, alla legalità semplice che non teme la pluralità dei percorsi. Solo così quei 500 corsisti e quei 300 operatori smetteranno di essere numeri e torneranno ad essere ciò che sono: persone con un futuro da costruire adesso, non a finanziamento ottenuto.

Palermitano, classe '73, Simone è l'esperto IT di Mediartika e co-fondatore di Media Post Network. Alla competenza tecnica nel campo dell'informatica e dei media digitali, unisce la passione per la scrittura, dilettandosi a raccontare soprattutto il mondo dello sport, con un occhio di riguardo per il calcio. Proprio dalla sua prospettiva informata e dalla sua curiosità trae ispirazione per commentare non solo eventi sportivi, ma anche per condividere opinioni e riflessioni sulla Sicilia e sull'attualità in generale.

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