Mafia, scommesse e appalti. 36 Indagati tra loro il sindaco di Terrasini

PALERMO – Carini e Terrasini tornano sotto i riflettori dell’Antimafia. Due centri strategici nel mandamento di San Lorenzo–Tommaso Natale, indicati dagli inquirenti come snodi chiave di un articolato sistema criminale che intreccia traffico di droga, scommesse clandestine e storiche relazioni mafiose. Sono 36 in totale gli indagati raggiunti, nei giorni scorsi, dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo.
A fare rumore è anche il nome del sindaco di Terrasini, Giosuè Maniaci, coinvolto per una vicenda autonoma rispetto al filone mafioso: gli viene contestato di aver agevolato, secondo l’accusa, l’assegnazione irregolare di un subappalto da 149 mila euro legato ai lavori pubblici per il lungomare del paese. Il primo cittadino avrebbe, secondo gli atti, “favorito l’accordo tra imprenditori privi delle necessarie autorizzazioni”. I suoi legali respingono ogni addebito: “La posizione sarà chiarita e smentita con atti alla mano”, assicurano.
Ma il cuore dell’inchiesta si concentra su una rete criminale che, tra Carini e Terrasini, avrebbe riorganizzato affari e alleanze sotto il segno di Cosa nostra. Al centro delle attenzioni degli investigatori figura Angelo Barone, nato proprio a Carini e descritto dai magistrati come “l’imprenditore che ha traghettato il clan nell’era del gioco online”. Il suo ruolo – sempre secondo l’accusa – sarebbe stato quello di gestore occulto di agenzie di scommesse e piattaforme digitali, legate alla raccolta illecita di puntate per conto del mandamento mafioso.
Secondo quanto ricostruito, Barone avrebbe operato in stretta sinergia con esponenti mafiosi locali, tra cui Giuseppe Lo Duca, figura storica di riferimento a Carini. Intercettazioni agli atti documentano incontri e accordi per l’espansione del business anche nel vicino territorio di Cinisi.
L’indagine – coordinata dai PM Giovanni Antoci e Giacomo Brandini – mette in fila accuse gravissime: associazione mafiosa, traffico di droga, estorsione, lesioni, e – per alcuni – legami diretti con le strutture di vertice del mandamento palermitano. Tra gli altri indagati figurano soggetti con ruoli ben delineati nella presunta filiera dello spaccio e delle estorsioni, operativi anche nel territorio di Terrasini, che secondo gli investigatori avrebbe offerto una copertura logistica alle attività del gruppo.
La conclusione delle indagini apre ora la fase del contraddittorio tra accusa e difesa. Tutti gli indagati restano, allo stato, presunti innocenti fino a sentenza definitiva. Ma il quadro delineato dall’inchiesta offre uno spaccato allarmante: Carini e Terrasini non sarebbero solo periferie di mafia, ma aree centrali in una rete che ha saputo modernizzare i propri strumenti, senza rinunciare alla forza intimidatoria del passato.



