Consolidare la categoria. Quella frase che significa tutto e niente

Simone Di Trapani
da Simone Di Trapani
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Cosa significa consolidare la categoria? Per il presidente Mirri, che alla via dei librai si è deresponsabilizzato da ogni ruolo esecutivo, significa Salvezza. In realtà il significato di questa affermazione, detta da Soriano il giorno della presentazione della società, è una di quelle formule linguistiche che significano tutto e niente. Una frase che ti consente di vincere sempre anche quando hai palesemente perso.

Per una neo promossa (non dimentichiamo che lo sono anche Bari e Südtirol) la salvezza può essere un obiettivo stagionale, certo se la tua proprietà si chiama City Football Group può sembrare una beffa e allora la chiamiamo consolidare la categoria. Solo ad una condizione, però, che era proprio quella in cui è stata pronunciata la frase. Se la serie B l’avessero giocata gli stessi calciatori e lo stesso allenatore della lega pro, con qualche innesto, allora si, la salvezza sarebbe stata l’obiettivo primario. Perché, diciamola tutta, quella squadra era costruita per fare un campionato senza infamia e senza lode in lega pro. Solo le congiunzioni astrali hanno consentito l’inattesa promozione. Mirri si stava liberando di un mediocre Palermo in lega pro e si è ritrovato a vendere al CFG una squadra volata in B sulle ali dell’entusiasmo di un’intera città. Quindi si ci stava la frase di Soriano.

Consolidare la categoria, ovvero mettere le basi per costruire una squadra solida, pronta ad andare in A per restarci. Nel frattempo si costruisce una casetta a Torretta, che ancora non vede la luce (doveva essere pronta a Marzo) e si mettono in rosa calciatori che avrebbero dovuto rappresentare la base di partenza, solida e ben rodata da cui lanciarsi per la serie A.

Se questi erano i presupposti allora salvezza o playoff non importa più, sono stati comunque disattesi, perché l’involuzione è sotto gli occhi di tutti. Ed è un’involuzione di sistema: tecnica, tattica, fisica e mentale. Delle due l’una: o il problema sta nello staff tecnico, che ha fatto implodere una rosa all’altezza del blasone rosanero, oppure sta nel management dirigenziale, da Rinaudo fino ad arrivare a Gardini, passando per Mirri, che ha portato in rosanero un insieme di brocchi sopravvalutati.

Nell’una o nell’altra ipotesi penso sia arrivato il momento che la proprietà batta un colpo, si faccia vedere e si assuma le sue responsabilità davanti alla tifoseria della quinta città italiana, con tutto il rispetto non siamo né Girona, né Troyes, che insieme fanno gli abitanti dell’ottava circoscrizione di Palermo. La piazza adesso ha bisogno di capire chi prende le decisioni, visto che a quanto pare a Mirri compete solo regalare t-shirt commemorative della mediocrità. In sostanza possiamo essere pure di Paperon de Paperoni, ma è arrivato il momento in cui bisogna vedere la carte per farcene persuasi.

 

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